Incontri con Florio (II)

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista «Siamo di nuovo insieme» n. 113-114 del luglio-settembre 2022, edito a Bucarest dall’Associazione degli Italiani in Romania.

La tappa successiva della mia odissea con la famiglia Florio era in “Via dei Materassai”, a pochi passi dal porto in cui, possiamo immaginare, sbarcarono Paolo e Ignazio Florio, provenienti dalla loro Calabria natale in cerca di una vita decente. Oggi questa zona è una delle immagini apocalittiche di povertà mostrata dai film neorealisti che descrivono la vita del sud d’Italia. Qui, i due fratelli hanno aperto un negozio di spezie.

Chi conosce la gloria e la grandezza della famiglia Florio, quasi senza pari in Europa, potrebbe domandarsi, a buona ragione, “come sono riusciti, loro e i loro discendenti, a realizzare un tale miracolo?” 

Poi, senza alcuna transizione, ho raggiunto la zona della città che rappresenta l’apice del successo della dinastia Florio: il “Parco Florio all’Olivuzza”. E qui, ancora una volta, il visitatore deve fare un enorme sforzo d’immaginazione per visualizzare il parco di 5 ettari, con le serre, il giardino zoologico, i sentieri di piante esotiche, il tempio circolare, così come esso si presentava un secolo fa. Nei molteplici edifici in stili tra i più vari, dal neoclassico al “Liberty” e dal gotico al neoveneziano, la nobiltà siciliana si dava appuntamento oppure erano invitate personalità politiche o artistiche di primo piano, provenienti da tutto il mondo.

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Incontri con Florio (I)

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista «Siamo di nuovo insieme» no. 113-114 del luglio-settembre 2022, edita a Bucarest dall’Associazione degli Italiani in Romania.

Il mio primo incontro con la famiglia Florio è avvenuto casualmente, nell’anno 2015. Allora, in vacanza a Palermo, ho cenato al ristorante “Donna Franca Florio”. Il ristorante si trova nell’hotel “Villa Igiea”, uno degli stabilimenti più prestigiosi della Sicilia.

Ho avuto la curiosità di domandare al “maître d’hôtel” chi fosse questo personaggio della cui esistenza non avevo mai sentito. Con estrema amabilità, l’uomo mi ha portato una presentazione del locale in cui mi trovavo, come anche della storia dell’hotel, legato all’incredibile avventura di un quadro in vendita a un’asta internazionale di grande prestigio. Così ho scoperto la vera e propria “saga” di una famiglia eccezionale, soprannominata dei “Regnanti senza corona”.  Continue reading

Com’è crollato l’Impero Romano

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista “Siamo di nuovo insieme” nel numero 109 – 110, di Marzo 2022, a cura dell’ “Asociaţia italienilor din România” di Bucarest.

La data di riferimento mostrata dai libri di scuola, che fissa la caduta dell’Impero Romano, è il 4 settembre del 476. Questa data corrisponde al giorno in cui Romolo Augusto, l’ultimo imperatore dell’Impero Romano d’Occidente, ha abdicato. Tuttavia si tratta dell’ultimo atto di un lungo periodo di declino, iniziato molto tempo prima.

Le cause di tale declino e la sua fine emozionante hanno affascinato per secoli storici e filosofi. “Com’è possibile che un Impero così potente, con un livello di civiltà sconosciuto fino a quel momento, che ha potuto integrare una cultura eminente, com’era quella ellenica, conquistare popoli talmente numerosi e diversi, che ha saputo organizzare la comunicazione rapida di beni, armi e cittadini… sia stato distrutto… come un castello di carte?” Continue reading

Un nuovo anello sulla “Via della romanità”

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista “Siamo di nuovo insieme” nel numero 107 – 108, di dicembre 2021, a cura dell’ “Asociaţia italienilor din România” di Bucarest.

“Via Domitia”, costruita a partire dall’anno 118 a.C. per collegare l’Italia e la Penisola Iberica, attraversando la Gallia Narbonese (Gallia Narbonensis) – provincia romana così chiamata dal 118 a.C. dopo la creazione della colonia romana Narbo Martius, l’odierna città di Narbonne – è stata creata per rendere coerente una rete stradale esistente, che collegava Roma, capitale dell’Impero, con l’attuale Istanbul. 

Così, lungo questa strada di circolazione europea, è possibile incontrare numerosissimi insediamenti, monumenti, costruzioni civili o militari… lasciati da “nos ancêtres les Romains”, anche due mila anni dopo la scomparsa di quest’impero! 

Potremmo dire formino un tutt’uno composto da città come Aquae Sextiae (Aix-en-Provence), Arelate Sextanorum (Arles), Arausio Secundanorum (Orange), Baeterrae Septimanorum (Béziers), Nemausus (Nîmes), Narbo Martius  (Narbonne)… che si trovano proprio sulla strada menzionata o nelle sue immediate vicinanze. Ancora oggi, le vestigia di questi importanti centri abitati dell’antichità possono essere viste e, durante l’esecuzione di qualsiasi scavo, fondamenta, terrazzamento… riappaiono, proprio nei posti in cui meno te le aspetti.  Continue reading

Incontri con Alberto Sordi: ieri, oggi, domani

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista “Siamo di nuovo insieme” nel numero 105 – 106, di setembre 2021, a cura dell’ “Asociaţia italienilor din România” di Bucarest. 

La rivista “Antiquariato”, datata “Agosto 2020”, pubblicava un breve testo riguardante una mostra che sarebbe stata inaugurata a “Villa Sordi”, a Roma. 

“Conosco” Alberto Sordi dalla fine degli anni ’50. 

“Alberto Sordi, nato il 15 giugno 1920 a Roma e deceduto il 24 febbraio 2003 nella stessa città, è un attore, regista e sceneggiatore italiano. Accanto a Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi e Vittorio Gassman, è stato uno dei pilastri della «commedia italiana» ed è, allo stesso tempo, l’archetipo del romano nella cinematografia italiana.” 

Il primo film in cui appare Alberto Sordi sugli schermi della Capitale, s’intitolava “Venezia, la luna e tu”. Tra i 158 film in cui Alberto Sordi ha recitato, nei suoi 60 anni di carriera, non si può dire che “Venezia, la luna e tu” sia un capolavoro… sebbene, il regista del film fosse Dino Risi, un grande maestro della cinematografia italiana del XX secolo. 

L’argomento era piuttosto sdolcinato: un gondoliere di Venezia esita tra la sua fidanzata ufficiale e due turiste americane, prima di decidere con chi si sposerà. C’è da dire che nel cast del film, presentato nell’ottobre del 1958, apparivano diverse stelle del cinema italiano dell’epoca, tra cui una di prima grandezza: Nino Manfredi, che io, a circa 10 anni, non conoscevo nemmeno!  Continue reading

“Les clés du Paradis…” in Vaticano!

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista “Siamo di nuovo insieme” nel numero 103 – 104, di giugno 2021. 

Di certo non avrei mai scoperto cosa sia un “clavigero” se non avessi letto l’articolo pubblicato sulla rivista “Point de vue” del luglio 2020. In questo testo ci si spiega, con molti dettagli, che in Vaticano esiste un personaggio unico al mondo: è il funzionario che detiene le 2.797 chiavi che aprono “le porte dei maggiori tesori della storia dell’arte mondiale”. In questo momento, e a partire dal 2012, il posto di clavigero è occupato da Giovanni Crea, un ex carabiniere, orgoglioso del posto che detiene.

Ogni mattina, provo una sensazione unica”, dice Giovanni. “Un’impressione straordinaria, mai la stessa, come respirassi un’aria magica nel momento in cui apro la porta della Cappella Sistina e ammiro l’affresco di Michelangelo, solo e immerso della più totale quiete. Come potrei annoiarmi di una cosa simile?  Continue reading

Una via lunga 2000 anni!

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista “Siamo di nuovo insieme” nel numero 95 – 96, di aprile-giugno 2020. 
 

Era il 1968.

All’arrivo dell’estate dovevo scegliere il posto in cui avrei passato la mia prima lunga vacanza da persona libera.

La decisione non è stata per niente semplice: potevo scegliere qualsiasi paese al mondo, tranne quelli comunisti. Ma i mezzi finanziari limitati e un po’ di logica mi hanno spinto a scegliere tra Spagna e Italia. E, consultando le offerte sulla lista Oeuvres universitaire, ho deciso di andare a Roma. E per non fare le cose a metà, ho scelto un soggiorno di 15 giorni.

Sono sbarcato nella capitale italiana dopo un lungo viaggio, di circa 24h, che mi ha permesso di avanzare lungo la costa, da Genova a Roma, e iniziare così a scoprire il paesaggio marittimo transalpino. Già in treno ho notato con stupore di comprendere piuttosto bene l’italiano. Forse in una vita precedente ero stato italiano!

A Roma, il piccolo albergo che avevo scelto tra quelli proposto da Oeuvres universitaire, si trovava proprio nel centro della città. In realtà, la „Pensione del Leoncino”, come spesso accade a Roma, occupava un piano di un immobile di abitazioni della Capitale, mentre al pianoterra c’erano dei negozi, tanto di alimentari quanto d’abbigliamento. Ricordo, allo stesso modo, anche un garage all’angolo della strada, che disturbava i condomini con le sue auto parcheggiate in qualsiasi modo e che impedivano la circolazione già difficile del quartiere. I commercianti presenti qui in tutte le stagioni con la loro esposizione ambulante di merce, cui facevano pubblicità urlando a squarciagola. E se i vicini protestavano, quelli raccoglievano la loro baraonda di oggetti e ricominciavano qualche metro più avanti.

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Ancora di più! Nel palazzo in cui c’era la mia pensione, un immobile esteticamente pregevole con secoli di esistenza, incontravo ogni giorno persone rispettabili, avvocati, medici o notai che uscivano vestiti elegantemente dalle pesanti porte di legno scolpito, che potevi ammirare salendo le scale di questo piccolo castello. Avevo tutto il tempo del mondo per osservarle quando salivo o scendevo le scale.

D’epoca, i meravigliosi ascensori con porte in ferro battuto come negli stabili di lusso del centro della città, si mettevano in moto solo dopo aver introdotto una moneta da 100 lire in un cassetta metallica, posta accanto alla porta e intonata alla cabina. Non so come procedessero gli inquilini permanenti dell’immobile. Credo avessero un gettone recuperabile. Ma gli studenti della pensione, per fare un po’ d’economia, aspettavano a lungo l’arrivo di un locatario. Noi non avevamo scoperto il trucco di Totò di non so quale film del dopoguerra, che aveva legato un filo in una moneta forata, e la ritirava subito indietro quando l’ascensore si muoveva.

D’altra parte la caccia al risparmio era uno sport praticato quotidianamente.

Nella nostra pensione esisteva un solo telefono, posizionato in corridoio vicino alla porta d’ingresso. Quando i locatari telefonavano alle loro famiglie, di solito in P.V.C., tutti potevano approfittare della conversazione. In tutte le lingue del mondo! E, anche se non capivo la lingua di comunicazione, indovina dal tono dell’interlocutore se assicurava alla famiglia di star bene, se si trattava di una spedizione urgente di denaro o di appianare una storia d’amore. Allora, una persona con il cuore grande e che capiva la lingua, adempiva il suo dovere d’onore e precisava per noi i punti essenziali della conversazione. Dal canto suo, il proprietario della pensione, che voleva essere certo di recuperare i costi delle chiamate, aveva attaccato sotto il telefono un piccolo annuncio in bella scrittura, in cui diceva: “Sono amabile, sono cortese, / Ma pagatemi le spese”.

“Via del Leoncino”, una stradina con appena venti numeri, si trovava nel cuore della capitale italiana, e solo una minuscola piazza chiamata “Largo Goldoni”, la separava dal “Via del Corso”. Il corso è la principale arteria di comunicazione della città, che procede in linea retta da Piazza Venezia e dal Foro, fino a Piazza del Popolo e al muro di cinta abbattuto da papa Alessandro III nel 1655, in occasione della visita a Roma della regina Christine di Svezia, per creare un passaggio più grande, Porta del Popolo.

Ho scoperto che lungo il Corso si allineano palazzi, gallerie commerciali, celebri caffè, chiese di diversi culti, cinema, edicole di giornali, fermate d’autobus, ristoranti di tutte le categorie… e naturalmente alcuni tra i più grandi alberghi del paese e innumerevoli pensioni insieme ai famosi “Bed and Breakfast” (“letto e colazione”).

Dal 1968 al 2016 il paesaggio non è cambiato per niente! Solo noi siamo invecchiati!

En 1968 et en 2016:Le paysage n’a pas changé ! Il y a que nous qui avons vieilli!

Puoi passare ore intere a passeggiare sul Corso, anche senza approfondire la storia di ciascun palazzo. Perché Via del Corso cristallizza sul suo percorso tutta la storia del paese, com’è scritto in un libro pubblicato di recente: “Via del Corso: una strada lunga 2000 anni”.

Sempre a Roma, durante la mia prima visita da turista solitario all’estero, ho inaugurato un metodo per scoprire diversi luoghi e che uso ancora oggi. Per prima cosa, passeggio per la città per impregnarmi della sua atmosfera generale. Poi, comincio a cercare i monumenti rappresentativi che conosco. E, in base al tempo che mi rimane, vado a visitare musei e mostre.

A Roma, nel 1968, ho passato quasi un’intera giornata solo passeggiando lungo il Corso! Per fortuna, avevo a disposizione (credevo) molto tempo di fronte a me. Ma, quando la vacanza è finita ed è arrivato il momento di tornare a Parigi, ho avuto un coup de blues. Mi sono reso conto che se per ogni capitale avessi avuto bisogno del tempo che mi è servito per Roma, non mi sarebbero bastate tre vite! Perciò, ero assicurato! Ma nessuna città al mondo è paragonabile a Roma. Neppure lontanamente!

Sono tornato a Roma decine di volte cercando di perfezionare la mia conoscenza della “Città Eterna”. È passato quasi mezzo secolo da quanto vado e torno da Roma, abitando quasi in tutti i quartieri della città. Spesso ho alloggiato in un quartiere vicino alla “Stazione Termini”, con il pretesto che fosse più semplice prendere il treno per uscire o entrare in città. Ho abitato nel vecchio quartiere francese del XVIII secolo, vicino a Trinità dei Monti. Ho abitato anche fuori Roma, in un albergo di lusso, quando i miei agenti rifiutavano di entrare nell’inferno automobilistico del centro della città, per venirmi a prendere al mattino. Ma non sono più tornato ad abitare sul Corso. Perciò, questa volta, ho deciso di ricominciare da zero! Ho scelto un hotel proprio all’inizio di Via del Corso, al numero 4.

Si trattava di nuovo di un piano in un vecchio immobile. Ma molto più in alto, vicino al tetto, la camera vicina chiamata “suite” beneficiava di una piccola terrazza in cima all’immobile, che ti permetteva di ammirare il Corso da un capo all’altro. Com’era per tutte le altre terrazze romane lì intorno, una vera istituzione nella Città Eterna. Come quelle immortale da Ettore Scola nel suo film La Terrazza, in cui erano interpreti: Ugo Tognazzi, Jean-Luis Trintignant, Marcello Mastroianni, Sergio Reggiani, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli, Galeazzo Benti e Marie Trintignant. 

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Sono uscito presto per passeggiare sul Corso, come se stessi scoprendo Roma per la prima volta. Molto presto mi sono chiesto se si trattasse della stessa città che conoscevo una volta!

Naturalmente, i palazzi e le chiese non si erano mossi negli ultimi 50 anni! Ma la strada era diventata pedonale, e oggi puoi passeggiare con il naso per aria e ammirare, senza la paura di essere investito dalle auto, le loro facciate e le decorazioni. In teoria! Perché in pratica, dovevi star attento ai ciclisti, che si considerano i nuovi padroni della strada e schivano i passanti scampanellando, perché non intralcino il loro cammino.

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Ma, ancora più insopportabile è la moltitudine di tutti i tipi che, senza vergogna, si piazza a mangiare sotto i portici dei palazzi, si stende al sole sui marciapiedi delle chiese, getta cartacce unte e scatole vuote ovunque, si scatta fotografie sui basamenti delle statue, con la scusa che “a Roma bisogna comportarsi come i romani!” Perché le autorità locali chiudono un occhio di fronte al proliferare dei venditori ambulanti, delle bancarelle con spiedini e salsicce arrosto che invadono i marciapiedi, di fronte ai negozi d’abbigliamento o calzature che impilano scatole vuote in piena strada, fin dal mattino, aspettando che i netturbini vengano a recuperarle… di sera!

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Quanto ai negozi, non trovi altro che boutique con prodotti firmati, poiché le botteghe tradizionali sono spariti da molto tempo.

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Allora, che cosa potevo fare per ritrovare la città di una volta? È semplicissimo! Basta aspettare le ore notturne per di iniziare il vagabondaggio.

È il momento in cui la folla di turisti è già a letto, spossata da un’intera giornata di cammino per la città, le strade sono libere dal traffico, i venditori di gelato o pizza hanno chiuso bottega e… tutto è calmo!

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Se per caso una breve pioggia è caduta dal cielo, il marciapiede diventa lucido e riflette i colori affascinanti delle vetrine, perfino quelli dei caffè e dei negozi che hanno chiuso prima ma sembrano ancora vivi / attivi.

Sono passati cinquant’anni da quando ho passeggiato di fronte alle vetrine del Caffè Arango o del Ronzi e Singer e immaginavo che questi luoghi di memoria non potessero che essere immortali.

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Questo è forse il mio più grande rimpianto quando mi trovo a Roma. Oggi, quando nel migliore dei casi, vedo i loro nomi scritti su una facciata cieca, rimpiango di aver risparmiato una banalità senza entrare a prendere almeno un affogato al caffè, ogni tanto. In realtà, è rimasto il Caffè Greco. Ma perfino nel posto in cui ho passato così tanti pomeriggi, sognando a occhi aperti, la quiete è scomparsa nel momento in cui l’indirizzo è apparso in tutte le versioni del mondo della Guide du routard.

Mi è rimasto un “singolo luogo personale di memoria”, il “34”.

Nel 1968, visto che non ero più di uno studente squattrinato, ho deciso di “rompere il salvadanaio” ed entrare almeno una volta in un buon ristorante. Perché ho scelto il “Ristorante 34” in Via Mario dei Fiori n. 34? Non me lo ricordo più!

Ma questo è il ristorante in cui ho scoperto il „Montplan” (reinterpretazione italiana del „Mont Blanc”), un dolce con crema di castagne e Chantilly. E ho appuntato sul menù del ristorante „dolce al cioccolato”, per ricordarlo in futuro.

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Sono tornato al “34” dopo 48 anni! Esisteva ancora e aveva lo stesso nome. Il che è piuttosto raro in quest’ambiento. Purtroppo, il pasticcere, che nel frattempo è stato sostituito innumerevoli volte, non ha più sulla lista il “mio” dolce al cioccolato. Ma ho potuto consolarmi con dell’ottima pasta ai frutti di mare, come ne ho mangiata di rado altrove.

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Ho terminato la mia serata al „Hassler – Villa Medicis”, bevendo un bicchiere di vino in compagnia di una coppia incontrata al “34”, con un’età poco maggiore della mia, quando avevo iniziato a frequentare questi posti. Ho consigliato loro di non ripetere i miei errori, passando accanto a luoghi di memoria la cui esistenza potrebbe essere più breve della loro!

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Adrian Irvin ROZEI

Roma, novembre 2016

Il mio cuore non è rosso…

Boulogne, 25 aprile 2020

 

Lui è giallo! Come la bandiera gialla dei miei vent’anni.

E il mese di luglio è già arrivato …

Luglio, stamane al mio risveglio non ci speravo più.
Luglio credevo ad un abbaglio e invece ci sei tu…
Luglio ha ritrovato il sole
non ho più freddo al cuore
perché tu sei con me.

Perché … tu sei con me!

In segno di solidarietà con i miei amici italiani!

 

                                      Adrian Irvin ROZEI

                                    Boulogne, aprile 2020

AUDIO “Giovani voci a Bucarest”

Il 23 maggio, l’Associazione degli Italiani in Romania – RO.AS.IT, in partenariato con la Biblioteca Centrale Universitaria di Bucarest “Carlo I”, ha organizzato a Bucarest l’evento “Giovani voci in recital”.

Foto: gli studenti e i laureati dell’Università Nazionale di Musica di Bucarest, protagonisti dell’evento “Giovani voci in recital” organizzato dalla RO.AS.IT a Bucarest

Il 23 maggio, l’Associazione degli Italiani in Romania – RO.AS.IT, in partenariato con la Biblioteca Centrale Universitaria di Bucarest “Carlo I”, ha organizzato un recital lirico, i cui protagonisti sono stati studenti e laureati dell’Università Nazionale di Musica di Bucarest. L’evento “Giovani voci in recital” ha portato davanti al pubblico giovani artisti di talento preparati dalla professoressa Bianca Luigia Manoleanu, membro di spicco della comunità italiana in Romania. Secondo la presidente della RO.AS.IT., Ioana Grosaru, il recital fa parte delle iniziative dell’associazione atte a diffondere i valori artistici italiani e a sostenere e promuovere gli artisti appartenenti alla minoranza italiana in Romania e i giovani talenti in generale, nonchè a creare punti di contatto tra le due culture, romena e italiana.

“Un recital del genere, con numerose arie di compositori italiani in programma, è un esempio perfetto di promozione del dialogo interculturale tramite la musica. L’evento si è rivolto alla comunità italiana di Bucarest, ma anche al grande pubblico, nell’idea che la sensibilizzazione di un pubblico quanto più ampio agli eventi culturali organizzati dalla RO.AS.IT. costituisca un beneficio per l’intera società e soprattutto per l’Associazione”, ha detto Ioana Grosaru a RRI. Continue reading

Un siciliano a Bucarest

Questo testo è stato pubblicato, in  lingua romena, sulla rivista “Siamo di nuovo insieme” nel numero 81 – 82, di luglio-ottobre 2018 

Bucarest, 02/06/2018

Negli ultimi anni, ogni volta che arrivo a Bucarest, soggiorno nel quartiere in cui sono cresciuto.

Lì, ho scoperto un albergo aperto di recente, all’interno di un edificio costruito nel 1900, nello stile dell’epoca. L’albergo, gestito da alcuni italiani, ha anche un ristorante con menù specifico latino. Così, succede che buona parte della clientela provenga dal paese di Dante.

Nel mese di maggio di quest’anno, nella hall dell’albergo, ho notato un personaggio pittoresco: di bassa statura, muscoloso, abbronzato, tutto il tempo in giro in canottiera, con i capelli bianchi e gli occhiali da sole. Piuttosto agitato, cercava di spiegarsi in italiano con l’addetta alla reception dell’albergo, che non capiva sempre cosa l’uomo volesse. Sono intervenuto per aiutarlo e ho scoperto che… voleva comprare una chitarra!

Gli ho spiegato come raggiungere un negozio specializzato in articoli del genere e poi… sono andato per la mia strada.

Il giorno dopo, l’italiano era di nuovo alla reception dell’albergo. Poiché avevo del tempo libero, gli ho chiesto se avesse risolto il problema. Così ho conosciuto Eligio!

Lui aveva comprato davvero una chitarra ma ora aveva bisogno di altri accessori musicali. Piuttosto stupito nello scoprire le sue preoccupazioni, ho iniziato a fargli… qualche domanda supplementare! Così, ho scoperto che Eligio Faldini è un “cantautore” siciliano, che accompagna i suoi testi con la chitarra e che vive non lontano da Palermo, in una piccola città chiamata Marineo. Continue reading