Come ho scoperto la Baìo di Sampeyre

Parigi, 4/03/2023

 

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista “Siamo di nuovo insieme” n. 119 – 120, aprile – giugno 2023, a cura di RO.AS.IT., Associazione Italiani in Romania.

Conosco Jean-Marc da più di quattro decenni. Allora, lavoravamo insieme nel più importante gruppo petrolchimico francese, “Elf Aquitaine”. Io mi occupavo dell’export di alcuni prodotti chimici, mentre Jean-Marc dirigeva lo sviluppo tecnico di alcune di queste “specialità” in piena crescita.

In questo modo, abbiamo avuto l’occasione di viaggiare insieme con l’intento di conquistare nuovi mercati per il nostro prodotto comune. Oltre a diversi saloni, cui abbiamo partecipato insieme, forse il viaggio più significativo che abbiamo fatto, per una settimana, è stato a Israele. Grazie a queste occasioni, ho avuto il tempo necessario per chiacchierare con Jean-Marc… e non solo di affari.

Così ho scoperto che i suoi nonni erano originari di un paesino del Piemonte, che avevano abbandonato prima della guerra, alla ricerca di una vita migliore. Perciò, si sono stabiliti nella regione di Parigi, come molti altri italiani nei secoli. Più tardi, ho conosciuto i genitori di Jean-Marc, una famiglia di grandi lavoratori che si sforzava di trasmettere al figlio le principali tradizioni della loro regione natale.

D’altra parte, i suoi genitori avevano mantenuto un contatto quotidiano con il loro paese e con la famiglia rimasta lì. E Jean-Marc mi raccontava regolarmente dei viaggi e delle vacanze passate in Piemonte. 

Alla fine del mese di febbraio, ricevevo un messaggio dal mio amico Jean-Marc, in cui si diceva:

“Sono stato dalla mia famiglia occitana. Potrei dire come Brassaï, di non essere né francese e neppure italiano ma occitano. Ecco fotografie e filmati del 16 febbraio, al festival di Baìo (ogni 5 anni per celebrare la cacciata dei saraceni di 500 anni fa.) Il festival esiste da 500 anni. Puoi vedere Irmi con i miei nipotini e il loro padre, mio cugino, travestito da turco nero… Una mezza dozzina di miei cugini sono stati attori in questo evento. Ma questa volta, saremo noi a portare qualcosa di nuovo. Amitiés.”

Le immagini ricevute mi sono sembrate così appassionanti, per i loro colori, per la varietà dei costumi e dei personaggi rappresentati, per l’autenticità della manifestazione, per l’entusiasmo dei partecipanti… da precipitarmi su internet a cercare di scoprire qualcosa di più sulla Baìo di Sampeyre.

Così ho scoperto che: “Questa festa ha luogo ogni cinque anni a Sampeyre, nel cuore delle Valli Occitane d’Italia”. La festa di carnevale si svolge ogni cinque anni in Valle Varaita, nella provincia di Cuneo, nel cuore delle Valli Occitane italiane, ma la più famosa è quella di Sampeyre. Il nome della festa Baìo proverrebbe dalla parola occitana “abadiá” e farebbe riferimento alle tradizioni dei “giovani abati” che avevano tradizionalmente la missione di organizzare i festival della comunità.

L’insieme dei rituali si svolge nell’arco di tre giorni, a febbraio: le prime due domeniche prima di Carnevale e il Giovedì Grasso. La Baìa è un grande corteo di uomini mascherati, alcuni da “mori”, altri da donne, altri con indosso copricapo spettacolari. I personaggi storici che costituiscono la processione sono i seguenti: Abà, Tesoriere, Cavalìe (cavalieri), Tambourn majour, Arlequin, Sarazine, Segnourine (signorine), Tambourin (tambirini), Sapeur, Grec (greci), Escarlinìe, Espous (sposi), Segoouri (signori), Sounadour (suonatori), Uzuart, Granatìe, Morou (i neri) e il Turc, Viéi e Viéio (il vecchio e la vecchia) e Cantinìe (cantiniere). I “sonari” sono l’elemento centrale della festa, impegnati a ballare tutto il giorno e tutta la notte dopo il taglio di una barriera simbolica con delle asce per mano degli zappatori.

Le giornate iniziano con la chiamata dei “Tamburini” e continuano con le parate dei diversi cantoni. La Baìo è particolarmente spettacolare per la qualità e la diversità dei costumi, eredità delle diverse fasi storiche della valle. Riconosciamo in particolare la guardia armata in posizione “Ussari”, con indosso il costume ussaro d’epoca napoleonica. Come per qualsiasi festa di carnevale in Occitania, il processo rappresenta il punto culminante del Giovedì Grasso. 

Qui, il colpo di teatro della festa della Baìo è la sicura fuga del tesoriere con una cassetta piena di soldi. Il pubblico è testimone della sua cattura, del suo processo, della condanna a morte e poi della grazia che riceve. 

Questo carnevale permette a tutti gli abitanti della valle di essere attori del festival. In realtà, sebbene il corteo sia riservato agli uomini, i soli a potersi mascherare come i personaggi della tradizione storica locale, l’intera popolazione partecipa alla sua organizzazione e alla preparazione, specialmente dei costumi.

Il carnevale commemora la vittoria degli abitanti della valle contro le invasioni saracene provenienti dalla Provence e dalle Alpi alla fine del X secolo, intorno agli anni 975-980. E tuttavia, quest’affermazione è spesso messa in dubbio. Nelle cerimonie sono stati inseriti elementi di diverse epoche importanti per la storia della valle, come gli ussari d’epoca napoleonica.

Questa tradizione, che si ripete solo una volta ogni cinque anni, non è sottoposta a una protezione speciale dal punto di vista del patrimonio. I suoi rituali sono però profondamente codificati e lasciano pochissimo spazio all’improvvisazione, tanto dal punto di vista dei costumi, quanto anche per quel che riguarda i ruoli dei personaggi o lo svolgimento dell’evento. Tuttavia, questo carnevale è valorizzato dalla regione Piemonte. Tutti gli abitanti di questa valle sono attori della Baìo di Sampeyre. 

Ci sarebbero così tante cose da raccontare sulla città di Sampeyre (San Pietro in dialetto locale), sulla geografia e sull’architettura del luogo, sulla natura generosa e la vita quotidiana degli abitanti… 

E, per quanto mi riguarda, sulla lingua occitana, parlata a Sampeyre… da secoli! Una lingua proveniente dalla zona d’Oc, che dà il nome alla “lingua d’Oc”, un tempo parlata da Bordeaux fino a Cuneo! 

Così ho scoperto, ancora una volta, che con Jean-Marc siamo “cugini”, perché da più di vent’anni abito a Béziers, nel cuore della regione della “Occitania”. 

Ah! Quasi dimenticavo un “dettaglio” che mi ha segnalato Jean-Marc: a quanto pare

“Sorprendentemente, la protagonista di questo soggiorno è stata una romena piuttosto giovane e carina, che è stata «rapita» a Cuneo, proprio lì dove cercava di farsi una vita, da uno dei miei lontani amici d’infanzia francesi, di origine locale. Ci vivono benissimo e la ragazza romena è un’allevatrice e una coltivatrice eccellente; lei lavora anche per l’ospizio della zona con una delle mie cugine”.

La boucle est bouclée!

 

Adrian Irvin ROZEI

Parigi, febbraio 2023

Leave a Reply