Il libro sospeso…

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista « Siamo di nuovo insieme », n. 137-138 giugno – setembre 2025, curata dall’Associazione degli Italiani in Romania RO.AS.IT di Bucarest.

 “S’è spenta la vita della splendida Venezia,
Non odi più canzoni, non vedi più lumi di danza;
Sulle scale di marmo, sugli antichi portali,
Batte solo la luna ed inargenta i muri.

Come su di un cimitero, il Silenzio si stende sulla città
Prete decrepito sopravvissuto al naufragio degli anni,
San Marco batte, sinistro, la mezzanotte

Mi trovavo a Venezia nel Sestiere Cannaregio quando ho sentito da qualche parte, in lontananza, suonare una campana che annunciava la mezzanotte.

Forse per questo mi sono tornati in mente i versi di Eminescu. Intorno a me, l’atmosfera era esattamente quella descritta da “l’ineguagliabile” poeta un secolo e mezzo fa: “Non odi più canzoni, non vedi più lumi di danza…”, i ristoranti chiusi, le serrande dei negozi abbassate… solo qua e là la strada era illuminata da un lampione discreto, nonostante fossi sulla calle principale, che porta dalla Stazione Santa Lucia a Ponte di Rialto, e più giù, verso Piazza San Marco.

Sembra che, a partire dalla pandemia, la maggior parte dei ristoranti abbia conservato la (brutta) abitudine di chiudere alle ore 22:00, e di prendere l’ultima ordinazione alle 21:45.

Ma anche questa volta ho avuto un’incredibile occasione. Per caso mi sono imbattuto in uno dei rari ristoranti ancora aperti dopo l’ora fatidica. È necessario precisare che sebbene fossi l’ultimo cliente non smettevo più di parlare, nonostante fosse tardi, con una giovane ragazza che lavorava nel ristorante.

Per quale motivo?

Ho scoperto avessimo molte cose in comune. Entrambi siamo nati in un paese diverso da quello in cui viviamo… da decenni. Io, nato in Romania, e lei… in Cina. Io sono arrivato in Francia a 20 anni, mentre la mia interlocutrice a 12, 20 anni fa. Solo che la nostra differenza d’età è quasi di… mezzo secolo. Però ci siamo conosciuti… nella città di Marco Polo!

Ho seguito i consigli culinari dell’avvenente Jiao. Soprattutto perché, dopo diversi anni passati a Catania e Firenze, lei è oggi, insieme a suo marito, una delle proprietarie del ristorante in cui mi trovavo. Abbiamo parlato di Pechino, della Città proibita, dei panda, della Grande Muraglia… confrontando i miei ricordi del 1987 con quelli collezionati da lei pochi mesi fa, durante il primo ritorno nel suo paese d’origine.

Le ho promesso di spedirle i testi scritti sui luoghi che entrambi conosciamo, in Italia e in Cina. Naturalmente, in italiano, lingua che lei parla alla perfezione. 

E così adesso cammino verso il mio hotel, da solo per strada, in un’atmosfera… emineschiana.

Di colpo, osservo una facciata luminosa in fondo a una calle larga. Mi avvicino e riconosco il famoso Ca’ Vendramin Calergi.

Si tratta di un palazzo situato su Canal Grande, nel quartiere di Cannaregio, conosciuto anche con altri nomi: Palazzo Vendramin Calergi, Palazzo Loredan Vendramin Calergi e Palazzo Loredan Grimani Calergi Vendramin. L’edificio, notevole per la sua architettura, ha accolto molti ospiti famosi nel corso della sua storia, tra cui Richard Wagner, che morì in questo luogo il 13 febbraio del 1883.

Ad oggi, ospita il Casinò di Venezia e il Museo Wagner. Ho avuto così l’inattesa occasione di rivedere questo palazzo senza la calca di “bocche aperte”, come succede di solito durante il giorno. E poi sono passati diversi anni da quando sono entrato in questo edificio storico, con la sua rinomata facciata e un piccolo imbarcadero che permette agli ospiti V.I.P. di accedere direttamente nell’atrio del casinò da Canal Grande.

Palazzo Vendramin Calergi è stato costruito alla fine del XV secolo da Mauro Codussi (1440-1504), l’architetto della Chiesa di San Zaccaria e di alcuni altri edifici religiosi, come anche di residenze private di Venezia.

Dopo essere appartenuto per cinque secoli ad alcune rinomate famiglie veneziane, che l’hanno decorato e restaurato periodicamente, nel 1946, il palazzo è stato acquistato dal Comune di Venezia. Dal 1959, il Casinò di Venezia ha sede qui.

All’uscita del palazzo, nella strada che porta al Rio de la Terrà Maddalena, osservo una finestra illuminata sotto cui ci sono due mensole e una scritta, in italiano e in inglese, che dice:

“I libri sospesi / Prendi un libro / Scambia un libro / Porta un libro”.

Devo riconoscere che, pur conoscendo “il caffè sospeso” da molti anni, soprattutto nella città di Napoli, non avevo mai sentito parlare del “libro sospeso”.

Ho descritto quest’abitudine napoletana in un articolo, pubblicato sulla rivista Siamo di nuovo insieme, edita dall’Associazione degli Italiani di Romania – RO.AS.IT., n. 85-86, datato gennaio 2019, con il titolo di “Al caffè con Totò!”:

Al Caffè con Totò ! | ADRIAN ROZEI

“Il caffè sospeso (in napoletano, cafè suspiso) è una tradizione di solidarietà con i più poveri, praticata nei bar napoletani. È apparsa nel caffè napoletano «Gambrinus» a metà del XX secolo. L’abitudine è scomparsa alla fine dello stesso secolo, per rinascere negli anni 2000. Consiste – per un napoletano felice, a prescindere dal motivo – nell’ordinare un caffè e pagarne due, uno per sé e l’altro per un cliente povero che lo richieda”. 

Ho passato in rassegna attentamente i libri proposti nella formula “sospesa”.

Ma ad attirare soprattutto la mia attenzione sono stati tre CD di musica italiana, presentati sotto i titoli: “Quei favolosi anni ‘60”, “Le canzoni del secolo” e “Canzone amore mio”.

Enorme dilemma! Non avevo con me nessun libro, rivista o CD da lasciare “sospeso”, in cambio dei CD che mi interessavano. Eppure, alla fine, non ho resistito alla tentazione e li ho presi, dicendo a me stesso che sarei potuto venire con il sostituto necessario la sera seguente.

Solo che, come dicono gli anziani (e non mi riferisco a nessuno, quando lo dico), “avevo fatto i conti senza l’oste”: la sera seguente su Venezia si è abbattuta una tempesta… memorabile.

D’altra parte, in questo modo ho scoperto che “non tutti i mali vengono per nuocere”. Visto che non potevo uscire, ho mangiato al ristorante dell’hotel.

È necessario precisare che il mio hotel, in cui ho alloggiato diverse volte nei 50 anni di visite ripetute a Venezia, si chiama Hotel Ristorante “Malibran”. L’hotel Malibran e il Teatro Malibran di Venezia si trovano dove esisteva una volta la casa di Marco Polo, come conferma una placca commemorativa posta sopra una delle uscite secondarie del teatro.

La casa di Marco Polo è stata distrutta da un devastante incendio nel 1597. Al suo posto, nel 1683, è stato costruito un teatro che ha preso il nome della vicina chiesa di “San Giovanni Crisostomo”.

E, della storia di questo luogo e dei ricordi legati alle avventure del celebre viaggiatore veneziano, ho avuto l’onore di scrivere in un testo intitolato “La Principessa senza impero”, pubblicato sempre nella rivista Siamo di nuovo insieme nel 2017.

La Principessa senza impero | ADRIAN ROZEI

Nel frattempo, a Venezia ho scoperto nuove informazioni sulla fine della vita di Marco Polo e… ne riparleremo.

Però, la sera del suddetto temporale, ho cenato nella famosa “Corte del Milion”, nel luogo in cui si trovava la casa della famiglia di Marco Polo.

Tra delle scaloppine al vino bianco e il classico affogato al caffè, ho potuto gustare le melodie di Lucio Dalla, Paolo Conte, Claudio Baglioni, Luigi Tenco, Riccardo Cocciante… Dopo di che sono passato alle melodie del passato, come “Creola”, “Tango delle rose”, “Daniela”, “Alla mia età”, “Luna caprese”, “Stasera pago io” … insieme ad altri successi della mia giovinezza.

Vidéos Bing GIGLIOLA CINQUETTI: “CREOLA” In vivo ADESSO MUSICA Italian TV 1974

Il giorno dopo, poco prima di lasciare Venezia dall’aeroporto “Marco Polo”, sono tornato a visitare la finestra con i “libri sospesi”.

Portavo con me l’ultimo numero della rivista Siamo di nuovo insieme, che spero sarà apprezzato da chi frequenta quel “luogo di scambio”.

Ho lasciato Venezia soddisfatto, portando con me i CD con la mia musica preferita. Come diceva il titolo di un film degli anni ’50, “Lassù qualcuno mi ama!”*.


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Tornato da qualche giorno a Béziers, dove trascorro metà anno, ho deciso di fare un giro per la città.

Volevo vedere… cosa fosse cambiato durante il mese di viaggio per l’Europa, da cui ero appena rientrato. Avevo deciso di passare da uno dei ristoranti “mitici” del centro città, dove più di 20 anni fa mangiavo regolarmente. Solo che questo ristorante era chiuso da alcuni mesi, “Cambio di proprietario”!

Sorpresa! Il ristorante aveva riaperto da qualche giorno. Mentre ammiravo la nuova decorazione del locale, si è avvicinato uno dei camerieri, con cui ho scambiato due parole. All’improvviso, mi ha domandato “Lei è italiano?”

Abbiamo continuato nella lingua di Dante e così ho scoperto delle origini corso-italiane di Francesco, cui ho mostrato il numero di Siamo di nuovo insieme che avevo con me.

Sembra che una delle ragazze che lavora nel ristorante, provenga dalla Romania.

Affaire à suivre!

 

Adrian Irvin ROZEI

Venezia, giunio 2025

 

* Lassù qualcuno mi ama (Somebody Up There Likes Me) è un film del 1956 diretto da Robert Wise.

Il soggetto è tratto dalla biografia di Rocky Graziano campione di boxe degli anni Quaranta.

Il ruolo di protagonista andò a Paul Newman dopo l’incidente mortale di James Dean cui era stato inizialmente proposto. Era stato lui a ottenere una piccola parte anche per l’amico Sal Mineo che, era apparso con lui in Gioventù bruciata, interpretazione per la quale aveva ottenuto una nomination quale miglior attore non protagonista.

L’attrice italiana Pier Angeli era fidanzata proprio con James Dean prima della sua morte.

1957 – Premio Oscar

Migliore fotografia a Joseph Ruttenberg

Migliore scenografia a Cedric GibbonsMalcolm BrownEdwin B. Willis e F. Keogh Gleason

Candidatura Miglior montaggio ad Albert Akst

1956 – National Board of Review Award

Migliori dieci film

Vidéos Bing Perry Como – Somebody up there likes me

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