« J’aimerais tant voir Syracuse
L’île de Pâques et Kairouan
Et les grands oiseaux qui s’amusent
A glisser l’aile sous le vent.Avant que ma jeunesse s’use
Et que mes printemps soient partis
J’aimerais tant voir Syracuse
Pour m’en souvenir à Paris ! »
Vidéos Bing Syracuse Henri Salvador
Per circa mezzo secolo, ho sognato di raggiungere Siracusa, in Sicilia.
Non so perché. Forse perché ho ascoltato e amato la melodia «Syracuse», una canzone francese del 1962, scritta da Bernard Dimey e composta da Henri Salvador, in cui sono evocati luoghi esotici da sogno in un viaggio intorno al mondo, compresa Siracusa, nello spirito malinconico del parigino sedentario, autore della canzone.
Racconta la storia immaginaria di un cambiamento esotico di paesaggio in luoghi dove Dimey, alla fine, non arriverà mai.
Io però sono arrivato per la prima volta in Sicilia nel 1970. E, da allora, ci sono tornato innumerevoli volte.
Nonostante questo, ho visto Siracusa solo nel 2018!
Sono partito tre volte alla volta di Siracusa, ma una volta è scoppiata una terribile tempesta lungo il tragitto, un’altra volta sono stato bloccato da uno sciopero «a sorpresa» delle ferrovie siciliane e la terza volta… non ricordo più cosa abbia interrotto il mio viaggio.
Alla fine, nel 2018, sono riuscito ad arrivare nella città tanto sognata, ma solo per un giorno, che ho trascorso interamente a Ortigia.
Come spiegano le guide turistiche, Ortigia è un’isola piccola e magica, dove la storia è molto concentrata…
Qui, i castelli parlano ancora arabo o normanno, le chiese cantano con le nacchere, i palazzi fanno smorfie ai passanti e il Duomo balla il sirtaki!
Tutto questo perché tanti «conquistatori» sono passati di qui, lasciandosi alle spalle pezzi della loro storia e cultura. E, ad ogni passo, ti imbatti in un incantevole mare blu che ti invita a non distogliere lo sguardo dall’orizzonte lontano.
In questa sede non parlerò degli innumerevoli monumenti, chiese, opere d’arte e antiche rovine, le cui descrizioni possono essere trovate su Internet o su guide turistiche cartacee. Mi basterà descrivere una delle mie strade preferite, nel cuore della città vecchia, Via Capodieci.
Nel 2018, quando sono arrivato a Siracusa senza un programma preciso, ho scoperto la «Galleria regionale di Palazzo Bellomo», in Via Capodieci, a pochi passi dalla strada principale, Via Roma, che attraversa l’isola.
Il museo si trova all’interno di Palazzo Bellomo.
Le origini del palazzo risalgono al XII secolo, durante il regno della dinastia degli Hohenstaufen in Sicilia. Pertanto, il palazzo vanta ancora oggi una serie di elementi straordinariamente ben conservati, risalenti a quel periodo.
Il museo ospita una collezione di opere d’arte (pittura, scultura e arte decorativa) che segue la storia della città di Siracusa e della sua regione nell’arco di molti secoli, dal Medio Evo alla modernità. L’opera più famosa presente nella collezione del museo è l’Annunciazione di Antonello da Messina (1474).
A poche case di distanza, sul lato opposto della strada, ho scoperto un ristorante chiamato «Trattoria La Foglia 1984».
Si trattava in realtà di un negozio di antiquariato con alcuni tavoli dove era possibile mangiare. Mi hanno colpito soprattutto gli oggetti e i mobili in stile Liberty, nella sua
Devo confessare che all’epoca non conoscevo ancora lo stile Liberty della Sicilia sud-orientale, ma nelle immediate vicinanze, sulla stessa strada, ho scoperto un portone che non poteva essere più rappresentativo del Liberty italiano tradizionale.
La grande sorpresa è stata attraversare la strada.
Qui, al numero 18, si trova la Chiesa di San Benedetto. Quest’ultima, insieme al monastero originale appartenente all’ordine dei Benedettini, costituiva il complesso monumentale situato in via Capodieci, nel centro storico di Siracusa.
Sulla facciata della chiesa era possibile vedere un enorme striscione con la scritta «Hristos a înviat! Adevărat a înviat!» («Cristo è risorto!») in romeno e italiano! Ovviamente sono entrato in chiesa.
Così, ho conosciuto padre Răzvan Morgoci e ho scoperto la storia recente della parrocchia.
Nel 2010, la chiesa è stata eretta dal Metropolita Ortodosso Romeno Siluan d’Italia, come parrocchia ortodossa romena dedicata a San Paolo Apostolo e a Santa Lucia Vergine e Martire, la cui giurisdizione abbraccia i fedeli ortodossi romeni presenti sul territorio delle diocesi di Siracusa e Noto.
Padre Morgoci serviva messa anche in altre città vicine, a Floridia, Pachino, Augusta e Palazzolo.
Abbiamo parlato a lungo dei fedeli romeni di queste parrocchie e, in generale, della vita di un sacerdote romeno in Sicilia.
Il prete mi ha perfino proposto di accompagnarlo in un giro pastorale a Noto, un’occasione unica per conoscere il barocco siciliano di questa città, parte del patrimonio UNESCO dal 2002.
La città di Noto è spesso considerata la «capitale del barocco siciliano» per i suoi palazzi, le sue chiese e le sue piazze che incarnano l’eleganza e la teatralità dell’epoca (il XVIII secolo), dopo la completa distruzione dell’antico insediamento causato da un terribile terremoto.
Purtroppo, il mio programma, stabilito in anticipo, non mi ha permesso di realizzare questo progetto… molto allettante.
Infine, proseguendo su Via Capodieci, si raggiunge un luogo quasi unico al mondo e con una storia… antica quanto il mondo stesso: la Fontana di Aretusa, una sorgente naturale sull’isola di Ortigia, nel centro storico della città di Siracusa.
Secondo la mitologia greca, questa fonte d’acqua dolce è il luogo in cui la ninfa Aretusa, figura protettrice dell’antica Siracusa, sarebbe tornata sulla superficie terrestre dopo essere fuggita dalla sua dimora sottomarina in Arcadia.
La fontana è considerata uno dei simboli più emblematici dell’antica Siracusa ed è inclusa nell’area considerata Patrimonio Mondiale dell’Umanità, per il suo significato storico, mitologico e culturale.
Nella tradizione locale, è chiamata «a funtana re papyri» (fontana dei papiri) grazie alla vegetazione che si sviluppa al suo interno (unico luogo in Europa in cui questa pianta cresce naturalmente).
Inoltre, nella vasca costruita nel XIX secolo nei pressi della fontana, l’acqua dolce della sorgente naturale si mescola a quella salata del mare, e le creature che la abitano (pesci, rane, uccelli acquatici e terrestri) si sono abituate a questa insolita mescolanza.
Al di là della leggenda, una cosa è certa: la Fontana Aretusa è stata per millenni un luogo magico per passeggiate romantiche e tramonti da favola.
Il programma della mia visita a Siracusa nel 2025 prevedeva anche un altro obiettivo eccezionale. Non mi riferisco alla città di Noto, che ovviamente ho visitato con piacere immenso ma in un certo modo oscurato dall’attuale «iperturismo», la malattia del «post-Covid».
E il mio consiglio per chi voglia godersi appieno questo luogo magico è di arrivarci nel pomeriggio, quando le orde di turisti delle navi da crociera, che si fermano per un giorno a Siracusa, hanno già lasciato il «campo di battaglia».
Mi riferisco a una città che ho soprannominato «Città delle donne»! Canicattini Bagni è una località siciliana di soli 7000 abitanti, situata ad appena 20 km da Siracusa, nella Valle degli Iblei.
Canicattini Bagni è considerata la «vetrina Liberty della Sicilia» grazie alla sua ricca eredità architettonica Art Nouveau, nata da una tradizione artigianale locale, profondamente radicata e diffusa in tutta la città, anche nelle sue abitazioni più umili.
Diversamente dallo stile Liberty importato dalle grandi città, quello di Canicattini Bagni nasce da una scuola di disegno e architettura fondata da Giovanni Privitera, che ha formato una generazione di artigiani e decoratori. Santo Aiello, uno degli artisti locali più influenti, ha lasciato il segno del suo stile nel paesaggio urbano, con i balconi, le facciate e le balaustre decorate con motivi floreali, linee sinuose e figure femminili.
Perciò, lo stile Liberty non si è limitato ai palazzi o agli edifici religiosi, ma si è esteso anche alle case più modeste, diventando un’espressione collettiva di modernità e di orgoglio locale.
In sostanza, quasi tutti gli edifici, a uno o due piani, presenti sulle due strade principali, sono decorati da sculture floreali o maschere che rappresentano volti femminili sorridenti e graziosi, con i capelli sciolti o che sfoggiano fiori e frutti locali.
È un enorme piacere passeggiare per il centro della città, dove si ha la sensazione di essere guardati con interesse… solo da belle ragazze.
Mi sono chiesto come mai questo stile locale sia resistito nell’architettura della città per più di mezzo secolo, fino agli anni ‘50 del secolo scorso.
Ho trovato la spiegazione (secondo me) nelle lastre dell’unico balcone decorato in uno stile che ricorda piuttosto gli anni ‘30 (Art Déco).
Queste rappresentano diversi artigiani che praticano la loro arte. Tuttavia, proprio nel pannello centrale del balcone, possiamo vedere una scena di «addio» in cui una donna accompagnata da un bambino, in piedi sul molo del porto, agita un fazzoletto di «addio» verso una nave che si allontana… verso il «Nuovo Mondo».
Immagino che le figure femminili sulle facciate riproducano le immagini idealizzate delle donne rimaste a casa, quando si partiva alla ricerca di una vita migliore.
Devo confessare di aver scoperto gran parte delle decorazioni di Canicattini Bagni nella ricca documentazione offerta da Ileana Pisana, che mi ha accolto assai amabilmente presso la sede della «Unione dei comuni Valle degli Iblei».
Come ringraziamento, le ho offerto a mia volta il più recente numero della rivista Siamo di Nuovo Insieme e le ho spiegato chi è Ileana Cosânzeana nelle fiabe popolari romene.
L’ultima sera, prima di lasciare Siracusa, sono tornato in Via Capodieci. Proprio accanto alla Fontana Aretusa, di fronte a un elegante ristorante, mi è stato chiesto se volessi cenare nel locale accanto a cui ero. Ho risposto di aver già mangiato ma di essere comunque disposto a concludere la serata con il mio dolce preferito, l’affogato al caffè.
Mentre aspettavo il dessert, ho scambiato qualche parola con il mio interlocutore, mostrandogli un numero della rivista Siamo di Nuovo di Insieme. Valerio Buonconsiglio ha reagito in modo sorprendente: «Anche mia moglie viene dalla Romania!».
Dopo aver scoperto ulteriori dettagli, sono stato io a «saltare in su»: la moglie di Valerio si chiama Beatrice ed è nata a Iași! Proprio come mia madre, che si chiamava Beatrice ed era originaria… sempre di Iași. In seguito, ho scoperto che il mio nuovo amico ha due figli, di 11 e 9 anni, anche loro con la cittadinanza romena.
Quando è arrivato il momento di pagare, Valerio mi ha detto: «L’affogato non è nel nostro menu. Quindi non devi pagare nulla». Che eleganza! Per fortuna avevo ancora un (ultimo!) numero di Siamo.
Però, innanzitutto, Valerio mi ha portato «a vedere una cosa…». Sotto la luce della luna piena, la superficie dell’acqua della Fontana Aretusa brulicava di decine, forse centinaia, di pesci d’acqua dolce o salata che nuotavano insieme liberamente.
Allora mi sono chiesto: «Perché sulla terraferma, sul pianeta Terra, gli esseri umani non possono vivere insieme… come i pesci nella Fontana di Aretusa?»
Adrian Irvin ROZEI
Siracusa, ottobre 2025
Traduzione Clara Mitola










