Roma – Parigi: 70 anni di amicizia

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista « Siamo di nuovo insieme », n. 141-142 gennaio – marzo 2026, curata dall’Associazione degli Italiani in Romania RO.AS.IT di Bucarest.

Pochissimi sanno che nel gennaio 2026 le città di Roma e Parigi hanno festeggiato settant’anni dalla firma del loro gemellaggio. Ho scoperto questa importante informazione proprio la notte di Capodanno, quando l’Arco di Trionfo di Parigi ha sfoggiato i colori franco-italiani con il motto: «70 anni di amicizia».

Quest’informazione può sembrare piuttosto banale: sono innumerevoli le città del mondo, grandi e piccole, a vantare gemellaggi che talvolta arrivano a coinvolgere più di dieci agglomerati urbani in tutto il mondo e che possono variare da capitali a piccoli villaggi. Ma il caso di Roma e Parigi è completamente diverso: entrambe le capitali, fari della latinità, sono gemellate con una sola città. Una scelta giustificata dal motto che le unisce, esposto con immensa fierezza: in francese «Seule Paris est digne de Rome, seule Rome est digne de Paris» o in italiano «Solo Parigi è degna di Roma, solo Roma è degna di Parigi». 

È utile precisare che il 30 gennaio 1956, quando è stato firmato il documento di gemellaggio tra le due capitali, la situazione politico-sociale europea era completamente diversa da quella attuale: il nostro continente era uscito solo da un decennio da una guerra fratricida, che aveva lasciato il ricordo orribile di milioni di morti, ma inaugurava, a grandi passi, «les Trente glorieuse», un’epoca di crescita economica senza pari, sebbene gran parte del continente fosse al di là della cortina di ferro, quindi al di fuori di questo movimento estremamente positivo. 

D’altra parte, l’atto di gemellaggio menzionato ha quasi preannunciato l’unione che sarebbe seguita. Proprio l’anno successivo, il 25 marzo 1957, è stato firmato il Trattato di Roma che istituiva la CEE (Comunità Economica Europea) e l’Euratom, composte da Germania, Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. È quindi naturale che il 70° anniversario dell’amicizia venga celebrato su entrambi i versanti delle Alpi. 

A Parigi, il comune della Capitale ha organizzato numerose manifestazioni, riunioni, mostre, colloqui nei mesi di gennaio e febbraio. Seguiranno eventi simili a Roma nelle settimane successive. Già il 29 gennaio, la Fontana di Trevi è stata illuminata con i colori delle due città. 

Sempre per celebrare i 70 anni di gemellaggio tra Parigi e Roma, la capitale francese ha stretto un partenariato con le poste francesi per l’emissione di un francobollo da collezione eccezionale. Si tratta di un evento raro nella storia della filatelia: il francobollo precedente, che celebrava l’amicizia tra le due capitali, risale al… 1958.

Il 5 febbraio, ho avuto l’onore di partecipare all’evento principale di questa celebrazione: una conferenza organizzata presso la Biblioteca Municipale, dove due esperti hanno analizzato i legami e le divergenze tra Parigi e Roma:

Gilles Pécout, presidente della Biblioteca Nazionale di Francia e professore di storia del XIX secolo presso l’École Normale Supérieure, e Stefano Montefiori, corrispondente da Parigi del quotidiano milanese Il Corriere della Sera. 

Per l’occasione, nell’anfiteatro in cui si è tenuta la conferenza sono state esposte due brevi presentazioni di documenti scelti tra quelli esistenti nella collezione della Biblioteca Municipale, e relativi allo svolgimento degli eventi legati al gemellaggio, insieme a manifesti o volumi che illustrano i contatti tra le due capitali negli ultimi 150 anni.

Da segnalare che le iscrizioni a questo evento da parte del pubblico parigino hanno superato di gran lunga le previsioni degli organizzatori, costretti perciò a spostare la serata dalla biblioteca all’anfiteatro vicino. 

Ho scambiato qualche parola con il signor Gilles Pécout. Gli ho anche offerto una copia della rivista Siamo di nuovo insieme. Per l’occasione ho scelto il numero 117-118, datato gennaio-marzo 2023, in cui è stato pubblicato il mio testo «Ritorno a Roma». 

È stata un’ottima introduzione, che mi ha permesso presentare rapidamente l’esistenza e l’attività della minoranza italiana di Romania. Gli ho rimproverato in tono scherzoso l’assenza di un riferimento, accanto alle due sorelle latine maggiori, anche della «sorella minore»… la Romania. Lui mi ha dato ragione e ha promesso di inviarmi un documento che racconta la visita di uno studioso italiano, giunto a Bucarest alla fine del XIX secolo per tenere una conferenza al pubblico romeno sulle conseguenze del Risorgimento. 

È vero che, probabilmente senza che nessuno dei partecipanti se ne fosse accorto, alla riunione erano presenti anche dei romeni. Come? Semplice, l’invito ufficiale raffigurava l’Arco di Trionfo di Costantino, sulla cui facciata sono installate le statue dei Daci, scolpite quasi 2000 anni fa. 

Una volta uscito dalla sala conferenze del Municipio, ho notato, installata sulla grata esterna, la mostra fotografica «PARIS – ROMA Capitales miroir dans les photographies des Archives Alinari», la cui presentazione spiegava: «Parigi e Roma sono senza dubbio tra le capitali più fotografate al mondo. La loro straordinaria bellezza ha ispirato generazioni di fotografi fin dal 1840, quando la nuova invenzione della fotografia ha iniziato a catturare la luce di entrambe le città e a diffonderne i ritratti in tutto il mondo.

La mostra crea un dialogo tra le due città, evidenziando ciò che le unisce e ciò che le rende uniche. Attraverso quarantadue fotografie provenienti dai vasti archivi Alinari, la storia di un secolo – dalla metà del XIX alla metà del XX secolo – si dispiega in un colpo d’occhio, rivelando le profonde e sorprendenti affinità che hanno contribuito a forgiare il loro legame unico. 

Nei dittici esposti, Parigi e Roma si fondono e si distinguono: scavi archeologici, cupole, archi di trionfo, ponti e monumenti emblematici dialogano attraverso lo sguardo di grandi fotografi italiani e francesi. Le geometrie, le atmosfere e i paesaggi compongono un ritmo visivo che restituisce tutta la ricchezza storica e culturale delle due capitali.» 

Senza dubbio il festeggiamento dei 70 anni di amicizia offrirà l’occasione a innumerevoli storici, giornalisti, artisti e scienziati di descrivere e confrontare somiglianze e differenze, nonché il contributo delle due città-faro allo splendore del mondo latino. Mi limiterò a evidenziare una «simmetria» forse ancora inosservata. Mi vengono in mente due «luoghi della memoria»: il «Café de Paris» di Roma e il «Café di Roma» di Parigi. 

Il «Café di Roma», sugli Champs-Élysées, la mitica arteria parigina che attraversa la capitale francese, viene presentato proprio dai proprietari del locale: «Il Café di Roma è più di un semplice ristorante; per tre generazioni è stato l’orgoglio e la gioia di una famiglia. Dal nonno alla nipote, il Café di Roma è un ristorante semplice in cui abbiamo sempre cercato di soddisfare i nostri clienti». 

Conosco questo locale fin dal 1972, quando è stato inaugurato.

Ci torno regolarmente. D’estate, mi siedo ai tavolini sul marciapiede ad ammirare «la sfilata» permanente di turisti provenienti da tutto il mondo, venuti a passeggiare su la plus belle avenue du monde.

D’inverno, scelgo un tavolo vicino alla finestra, al primo o al secondo piano, da dove posso vedere al tramonto «Le luci della ribalta». Limelight, dal titolo del film americano diretto da Charlie Chaplin, uscito nel 1952.

 Quando volto lo sguardo nella direzione opposta, mi imbatto nelle immagini di innumerevoli attori dei film italiani degli anni ‘50-‘70: Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Alain Delon, Annie Giardot, Audrey Hepburn. Ho la sensazione di trovarmi a Roma, negli studi di Cinecittà e che Federico Fellini stia per terminare il suo ultimo film.

 Il tutto, mentre mi gusto un affogato al caffè, il mio dolce preferito, presentato da un cameriere (di vicino Milano!) e «fabbricato» seguendo la mia ricetta. 

Anche il «Café de Paris» si trova in un posto «mitico»: Via Veneto. O meglio, si trovava, perché questo locale ha chiuso le sue porte da più di 10 anni. 

Ecco cosa scrivevo in un testo pubblicato sempre nella rivista Siamo di nuovo insieme, nel 2015: Roma nun fa’ la stupida stasera* | ADRIAN ROZEI 

 «Dietro le persiane chiuse del “Café de Paris” potevi vedere le foto di Fellini, Mastroianni, Giulietta Masini, Vittorio Gassman, Totò, Renato Salvatori, Alberto Sordi, Domenico Modugno. Il luogo di ritrovo preferito da queste star era il ristorante chiamato “Café de Paris”. Lì s’incontravano, e le loro innumerevoli fotografie sono testimoni incontestabili di quei momenti, tutte le star sopra elencate, oltre a innumerevoli starlette in cerca di gloria, tecnici appartenenti a questo mondo artistico, uomini d’affari e milionari di ogni tipo, semplici curiosi o agenti delle forze dell’ordine che speravano di controllare i “paparazzi” scatenati, pronti a tutto pur di ottenere lo scatto sensazionale che li avrebbe resi ricchi.» 

Mi sono domandato decine di volte, a partire dal 1968, data della mia prima visita a Roma, perché sono così innamorato delle due grandi capitali latine… Grazie al libro scritto dal giornalista Stefano Montefiori, invitato all’incontro del Municipio di Parigi il 5 febbraio, credo di aver trovato un inizio di risposta. 

Nel testo Ridateci la Gioconda! e altri malintesi franco-italiani, l’autore menziona il commento di un’amica nata a Roma e trasferitasi a Parigi da 30 anni, che dice:

«A Roma sei talmente immerso nell’eternità, da arrivare preparato alla grandiosità di Parigi… A Roma c’è il tempio pagano, poi sopra di esso il tempio romano, poi la chiesa cattolica e anche il Portico di Ottavia, un punto di riferimento nel quartiere ebraico dove il bar-tabaccheria di Totò ha trovato posto tra le statue antiche. Quando arrivi a Parigi, l’immacolata Place de la Concorde possiede una semplicità sorprendente nella sua estetica. Un romano a Parigi non si sente intimidito, perché ha beneficiato di un’educazione ancestrale in materia di bellezza.» 

Ed è proprio a questa «educazione ancestrale in materia di bellezza» che cerco di abituarmi, a Parigi e a Roma, da 58 anni.

 

Adrian Irvin ROZEI

Boulogne, febraio 2026

 

Traduzione Clara Mitola


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