„Un caffè nella storia”

Il mio posto preferito a Venezia e il celebre „Caffè Florian”. Non potrei dimenticarlo per niente al mondo, perché mio figlio si chiama Florian. Semplice coincidenza! Davvero?

Ogni volta che vado a Venezia, la prima sera, appena arrivo, vado in Piazza San Marco, mi siedo ad uno dei tavolini tondi in marmo sotto il colonnato delle „Procuratie Nuove”, che data dal secolo XVII e, dopo aver ordinato l’invariabile „affogato al caffé” (un gelato alla vaniglia che galleggia nel caffé conte nuto nel bicchiere a fusto alto) ascolto la musica dell’orchestra che esegue musica classica italiana e guardo la piazza o, attraverso la porta aperta, guardo l’interno del Caffé.

Nella piazza ci sono gruppi chiassosi di turisti con vestiti e scarpe non adatti, alcuni con borse da viaggio a spalla, alcuni in blue-jeans, alcune ragazze con l’ombelico scoperto e con „ganci” alle orecchie o al naso. Come direbbero gli italiani: „vestiti variopinti”.

Dalla vetrata opaca del caffé, seduti sulle panchine di velluto rosso, lungo le pareti coperte con specchi o pitture sotto il vetro „au chinois” che piacevano tanto agli scrittori francesi dell’inizio del secolo XX, come Henri de Regnier, mi sembra di vedere delle signore in crinolina e dei signori in redingote con jabot, con le facce nascoste dietro a delle maschere di carnevale, mentre ridono, si divertono e dicono delle barzellette. „Delle chiacchere”, come le chiamano gli italiani!

Mi sembra di veder sfilare anche tutti i personaggi storici che sono passati da qui fin dal 1720, l’anno in cui e stato fondato il locale. In effetti il Caffé, inaugurato il 29 dicembre 1720 da Floriano Francesconi, si chiamava „Alla Venezia Trionfante”, ma i nativi si sono abituati a invitarsi: „Andemo da Florian!”, e cosi il nome e rimasto „Caffè Florian”.

Con il mio figlio Florian… da Florian, un paio d’anni fa!

Sono passate, poi, attraverso le piccole stanze, tante figure illustri, per le quali ci occorrerebbero pagine intere per nominarle tutte: Goethe, Chateaubriand, Lord Byron, Goldoni, Marcel Proust, Francesco Guardi, Charles Dickens, Antonio Canova, Gabriele D’Annunzio, Manzoni sono stati a questi tavoli… o, comunque, tavoli come questi. Ma la vista di cui hanno goduto era lo stessa di oggi: la Basilica San Marco e le Procuratie Vecchie, l’Orologio dei Mori e il Campanile di San Marco.

Ma cio che piu mi piace e immaginarmi il momento in cui Casanova, fuggito miracolosamente dalla prigione „dei Piombi” del Palazzo Ducale, sapendo che sarebbe stato sicuramente condannato a morte e che non sarebbe mai tornato a Venezia, si e fermato un momento da „Florian”, per bere l’ultimo caffé della sua vita in questo posto meraviglioso. E possibile che tutto questo sia solo una leggenda, perché all’ora dell’evasione di Casanova probabilmente non era aperto, ma mi piace credere che solo un personaggio come lui avrebbe avuto il coraggio di farlo.

Poi vedo gli ufficiali stranieri, seduti al „Quadri”, il caffé dell’altra parte della piazza, durante l’occupazione austriaca, o i patrioti italiani feriti che sono curati nelle salette del „Florian” da giovani ragazze vestite in costumi veneziani, durante la Rivoluzione del 1848.

E mentre sogno tutto questo, l’orchestra continua il suo „concerto-passeggiata”. D’un tratto, il prima violonista torna verso l’orchestra e dice: „Mai articulat mâna stângă!” (Piu articolata la mano sinistra – in romeno nel testo). Infatti, i sei musicisti (due violini, un contrabasso, un clarineto, una fisarmonica ed un pianoforte) venuti dalla Filarmonica di Iaşi, sono a Venezia per quattro mesi.

„Mai articulat mâna stângă!”

Dopo il mese di luglio ci sara un’altra orchestra, da Cluj. E cosi alternano dal 1992, perché il manager del locale ha trovato in Romania un filone inesauribile e conveniente di musicisti con una solida tradizione concertistica.

Quando li ho pregati di suonare anche un brano romeno, i due violonisti hanno cominciato una gara di virtuosismo nell’interpretazione della „Ciocârlia” (allodola). I passanti, dimenticando le loro passeg giate, ascoltavano stupiti i trilli dell’uccello. Quando hanno terminato, sono scoppiati applausi scroscianti. Ma i musicisti mi hanno confessato poi che il piu grande successo lo ottiene la musica dei film americani.

Cosa penserebbe Casanova se venisse di nuovo da „Florian” e li ascoltasse?

Adrian Irvin Rozei, Venezia, maggio 2001

Service apres-vente

Sono ritornato a Venezia e ho incontrato di nuovo i musicisti romeni di „Florian”. Adesso ci conosciamo bene, alla fine del loro programma andiamo a bere una birra… Con il passar del tempo, i musicisti sono cambiati. Ma venivano sempre dalla Romania! Soltanto ultimamente mi hanno confessato che sono preoccupati: sembra che i musicisti cinesi costino di meno!

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