La Principessa senza impero

Tra le migliaia di turisti che calcano in tutta fretta la Citta’ dei Dogi ogni anno, pochi sono coloro che deviano dal percorso principale che porta a Rialto e a San Marco, per una visita al quartiere chiamato “Del Milion”. 

 Inotre, se gli chiedessi da dove venga questo nome, ben pochi si ricorderanno del titolo del libro dettato da Marco Polo quando si trovava nel carcere genovese, libro in cui raccontava le avventure passate dal celebre viaggiatore nell’Impero Celeste di Kubilai Han. 

Vero e’ che son passati ormai piu’ di sette secoli da queste avventure, pero’ il ricordo di Marco Polo e delle meraviglie che ha vissuto e’ rimasto ancora vivo nella memoria dei veneziani. Per questo il quartiere in cui Marco Polo e la sua famiglia sono vissuti porta ancora oggi il titolo del suo libro. 

 Quando si arriva in questo quartiere, se chiedi a un qualunque abitante locale, ti fara’ vedere, dopo che hai attraversato il portico che da’ sul Ponte del Teatro, la targa messa su una delle case vicine che indica il posto dove, tempo fa, abitava la famiglia di Marco Polo. 

Se hai tempo bastante per parlarne, puo’ essere che un veneziano autentico ti racconti una storia misteriosa che, benche’ mai trascritta in atti ufficiali, si trasmette di generazione in generazione da sette secoli. E’ la triste e sconvolgente storia della “principessa senza impero”. 

 Secondo quel che dice Marco Polo stesso, di quei 25 anni trascorsi in viaggio per l’Oriente assieme a suo padre e a suo zio, piu’ di 17 furono passati al servizio dell’imperatore della Cina. Cosicche’ quando torno’ a Venezia, la famiglia probabilmente non avrebbe neppure riconosciuto nessuno dei tre viaggiatori se questi, scucendo la fodera del vestito all’orientale, non avessero mostrato parecchie pietre preziose! 

 Pare che quando si trovava alla corte di Kubilai Han, il giovane Marco Polo si sia perdutamente innamorato di una delle figlie dell’imperatore, la bella Hao Dong. 

Una sera, mentre camminava nei giardini del imperatore, Marco Polo udi’ un canto cosi’ bello e una voce cosi’ soave che, dopo aver visto chi era che cantava, si decise sul posto di chiedere la mano di costei a suo padre, l’imperatore dell’Impero Celeste.

  Dopo anni di vita in comune alla corte imperiale, quando i tre veneziani decisero di tornare nella loro patria, chiaramente Hao Dong accetto’ di accompagnare il suo uomo. 

  Ma una volta arrivata a Venezia la vita dell’infelice principessa divenne un inferno. Forse proprio per questo i documenti ufficiali hanno preferito mettere a tacere la sua cruda sorte. 

  Fin dai primi giorni, la famiglia di Marco Polo, probabilmente gelosa della bellezza e della ricchezza della principessa, cosi’ come per l’aspetto e le abitudini diverse, ha iniziato a trattarla senza riguardo. Persino la chiesa cattolica le volto’ le spalle… perche’ non aveva il battesimo cristiano! 

  Allora la principessa in esilio decise di chiudersi in casa sua per non creare ulteriori problemi a suo marito, che era gia’ stato perseguitato dalle autorita’ della chiesa per il suo matrimonio con un’eretica. Pero’ Hao Dong continuava a cantare le sue melodie orientali e, spesso ma soprattutto nelle notti estive, i veneziani si radunavano ad ascoltarla, sul ponte davanti alla casa di Marco Polo. 

  Dopo un certo tempo, quando Marco Polo era partito in missione, si venne a sapere che il temerario viaggiatore era stato fatto prigioniero da parte dei genovesi, alla battaglia di Curzolani (1298). Subito una delle sorelle di lui ando’ a riferire la triste notizia alla principessa, e per di piu’, per farle piu’ male, le disse che suo marito era stato ucciso. Hua Dong ricevette la notizia apparentemente senza alcuna reazione, ma quella notte stessa si diede fuoco ai vestiti e si getto’ nel canale dalla finestra del palazzo, come una vera stella cadente. 

  Da quella sera, durante l’estate, al tramonto del sole, chi passa di li’ puo’ sentire un canto languido, discreto e commovente che esprime l’amore della principessa esiliata per Marco, l’impavido avventuriero, che le rimase fedele per mari e monti. Ma proprio in alcune notti senza luna, una silhouette trasparente si staglia a una delle finestre del palazzo, proteggendo tra le mani messe a coppa una fiammella bluastra, con la quale si rivolge verso l’altro capo del mondo, dove sta la sua famiglia. 

  Per un caso curioso, i lavori di restauro iniziati non molto tempo fa, hanno rivelato nelle fondamenta della famiglia Polo, i resti di una femmina di tipo asiatico, che fu sepolta con diversi oggetti orientali e che portava il blasone dell’imperatore Kubilai Han. 

Adrian Irvin ROZEI

Venezia, maggio 2017     

 

 

 

 

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