Una via lunga 2000 anni!

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista “Siamo di nuovo insieme” nel numero 95 – 96, di aprile-giugno 2020. 
 

Era il 1968.

All’arrivo dell’estate dovevo scegliere il posto in cui avrei passato la mia prima lunga vacanza da persona libera.

La decisione non è stata per niente semplice: potevo scegliere qualsiasi paese al mondo, tranne quelli comunisti. Ma i mezzi finanziari limitati e un po’ di logica mi hanno spinto a scegliere tra Spagna e Italia. E, consultando le offerte sulla lista Oeuvres universitaire, ho deciso di andare a Roma. E per non fare le cose a metà, ho scelto un soggiorno di 15 giorni.

Sono sbarcato nella capitale italiana dopo un lungo viaggio, di circa 24h, che mi ha permesso di avanzare lungo la costa, da Genova a Roma, e iniziare così a scoprire il paesaggio marittimo transalpino. Già in treno ho notato con stupore di comprendere piuttosto bene l’italiano. Forse in una vita precedente ero stato italiano!

A Roma, il piccolo albergo che avevo scelto tra quelli proposto da Oeuvres universitaire, si trovava proprio nel centro della città. In realtà, la „Pensione del Leoncino”, come spesso accade a Roma, occupava un piano di un immobile di abitazioni della Capitale, mentre al pianoterra c’erano dei negozi, tanto di alimentari quanto d’abbigliamento. Ricordo, allo stesso modo, anche un garage all’angolo della strada, che disturbava i condomini con le sue auto parcheggiate in qualsiasi modo e che impedivano la circolazione già difficile del quartiere. I commercianti presenti qui in tutte le stagioni con la loro esposizione ambulante di merce, cui facevano pubblicità urlando a squarciagola. E se i vicini protestavano, quelli raccoglievano la loro baraonda di oggetti e ricominciavano qualche metro più avanti.

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Ancora di più! Nel palazzo in cui c’era la mia pensione, un immobile esteticamente pregevole con secoli di esistenza, incontravo ogni giorno persone rispettabili, avvocati, medici o notai che uscivano vestiti elegantemente dalle pesanti porte di legno scolpito, che potevi ammirare salendo le scale di questo piccolo castello. Avevo tutto il tempo del mondo per osservarle quando salivo o scendevo le scale.

D’epoca, i meravigliosi ascensori con porte in ferro battuto come negli stabili di lusso del centro della città, si mettevano in moto solo dopo aver introdotto una moneta da 100 lire in un cassetta metallica, posta accanto alla porta e intonata alla cabina. Non so come procedessero gli inquilini permanenti dell’immobile. Credo avessero un gettone recuperabile. Ma gli studenti della pensione, per fare un po’ d’economia, aspettavano a lungo l’arrivo di un locatario. Noi non avevamo scoperto il trucco di Totò di non so quale film del dopoguerra, che aveva legato un filo in una moneta forata, e la ritirava subito indietro quando l’ascensore si muoveva.

D’altra parte la caccia al risparmio era uno sport praticato quotidianamente.

Nella nostra pensione esisteva un solo telefono, posizionato in corridoio vicino alla porta d’ingresso. Quando i locatari telefonavano alle loro famiglie, di solito in P.V.C., tutti potevano approfittare della conversazione. In tutte le lingue del mondo! E, anche se non capivo la lingua di comunicazione, indovina dal tono dell’interlocutore se assicurava alla famiglia di star bene, se si trattava di una spedizione urgente di denaro o di appianare una storia d’amore. Allora, una persona con il cuore grande e che capiva la lingua, adempiva il suo dovere d’onore e precisava per noi i punti essenziali della conversazione. Dal canto suo, il proprietario della pensione, che voleva essere certo di recuperare i costi delle chiamate, aveva attaccato sotto il telefono un piccolo annuncio in bella scrittura, in cui diceva: “Sono amabile, sono cortese, / Ma pagatemi le spese”.

“Via del Leoncino”, una stradina con appena venti numeri, si trovava nel cuore della capitale italiana, e solo una minuscola piazza chiamata “Largo Goldoni”, la separava dal “Via del Corso”. Il corso è la principale arteria di comunicazione della città, che procede in linea retta da Piazza Venezia e dal Foro, fino a Piazza del Popolo e al muro di cinta abbattuto da papa Alessandro III nel 1655, in occasione della visita a Roma della regina Christine di Svezia, per creare un passaggio più grande, Porta del Popolo.

Ho scoperto che lungo il Corso si allineano palazzi, gallerie commerciali, celebri caffè, chiese di diversi culti, cinema, edicole di giornali, fermate d’autobus, ristoranti di tutte le categorie… e naturalmente alcuni tra i più grandi alberghi del paese e innumerevoli pensioni insieme ai famosi “Bed and Breakfast” (“letto e colazione”).

Dal 1968 al 2016 il paesaggio non è cambiato per niente! Solo noi siamo invecchiati!

En 1968 et en 2016:Le paysage n’a pas changé ! Il y a que nous qui avons vieilli!

Puoi passare ore intere a passeggiare sul Corso, anche senza approfondire la storia di ciascun palazzo. Perché Via del Corso cristallizza sul suo percorso tutta la storia del paese, com’è scritto in un libro pubblicato di recente: “Via del Corso: una strada lunga 2000 anni”.

Sempre a Roma, durante la mia prima visita da turista solitario all’estero, ho inaugurato un metodo per scoprire diversi luoghi e che uso ancora oggi. Per prima cosa, passeggio per la città per impregnarmi della sua atmosfera generale. Poi, comincio a cercare i monumenti rappresentativi che conosco. E, in base al tempo che mi rimane, vado a visitare musei e mostre.

A Roma, nel 1968, ho passato quasi un’intera giornata solo passeggiando lungo il Corso! Per fortuna, avevo a disposizione (credevo) molto tempo di fronte a me. Ma, quando la vacanza è finita ed è arrivato il momento di tornare a Parigi, ho avuto un coup de blues. Mi sono reso conto che se per ogni capitale avessi avuto bisogno del tempo che mi è servito per Roma, non mi sarebbero bastate tre vite! Perciò, ero assicurato! Ma nessuna città al mondo è paragonabile a Roma. Neppure lontanamente!

Sono tornato a Roma decine di volte cercando di perfezionare la mia conoscenza della “Città Eterna”. È passato quasi mezzo secolo da quanto vado e torno da Roma, abitando quasi in tutti i quartieri della città. Spesso ho alloggiato in un quartiere vicino alla “Stazione Termini”, con il pretesto che fosse più semplice prendere il treno per uscire o entrare in città. Ho abitato nel vecchio quartiere francese del XVIII secolo, vicino a Trinità dei Monti. Ho abitato anche fuori Roma, in un albergo di lusso, quando i miei agenti rifiutavano di entrare nell’inferno automobilistico del centro della città, per venirmi a prendere al mattino. Ma non sono più tornato ad abitare sul Corso. Perciò, questa volta, ho deciso di ricominciare da zero! Ho scelto un hotel proprio all’inizio di Via del Corso, al numero 4.

Si trattava di nuovo di un piano in un vecchio immobile. Ma molto più in alto, vicino al tetto, la camera vicina chiamata “suite” beneficiava di una piccola terrazza in cima all’immobile, che ti permetteva di ammirare il Corso da un capo all’altro. Com’era per tutte le altre terrazze romane lì intorno, una vera istituzione nella Città Eterna. Come quelle immortale da Ettore Scola nel suo film La Terrazza, in cui erano interpreti: Ugo Tognazzi, Jean-Luis Trintignant, Marcello Mastroianni, Sergio Reggiani, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli, Galeazzo Benti e Marie Trintignant. 

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Sono uscito presto per passeggiare sul Corso, come se stessi scoprendo Roma per la prima volta. Molto presto mi sono chiesto se si trattasse della stessa città che conoscevo una volta!

Naturalmente, i palazzi e le chiese non si erano mossi negli ultimi 50 anni! Ma la strada era diventata pedonale, e oggi puoi passeggiare con il naso per aria e ammirare, senza la paura di essere investito dalle auto, le loro facciate e le decorazioni. In teoria! Perché in pratica, dovevi star attento ai ciclisti, che si considerano i nuovi padroni della strada e schivano i passanti scampanellando, perché non intralcino il loro cammino.

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Ma, ancora più insopportabile è la moltitudine di tutti i tipi che, senza vergogna, si piazza a mangiare sotto i portici dei palazzi, si stende al sole sui marciapiedi delle chiese, getta cartacce unte e scatole vuote ovunque, si scatta fotografie sui basamenti delle statue, con la scusa che “a Roma bisogna comportarsi come i romani!” Perché le autorità locali chiudono un occhio di fronte al proliferare dei venditori ambulanti, delle bancarelle con spiedini e salsicce arrosto che invadono i marciapiedi, di fronte ai negozi d’abbigliamento o calzature che impilano scatole vuote in piena strada, fin dal mattino, aspettando che i netturbini vengano a recuperarle… di sera!

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Quanto ai negozi, non trovi altro che boutique con prodotti firmati, poiché le botteghe tradizionali sono spariti da molto tempo.

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Allora, che cosa potevo fare per ritrovare la città di una volta? È semplicissimo! Basta aspettare le ore notturne per di iniziare il vagabondaggio.

È il momento in cui la folla di turisti è già a letto, spossata da un’intera giornata di cammino per la città, le strade sono libere dal traffico, i venditori di gelato o pizza hanno chiuso bottega e… tutto è calmo!

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Se per caso una breve pioggia è caduta dal cielo, il marciapiede diventa lucido e riflette i colori affascinanti delle vetrine, perfino quelli dei caffè e dei negozi che hanno chiuso prima ma sembrano ancora vivi / attivi.

Sono passati cinquant’anni da quando ho passeggiato di fronte alle vetrine del Caffè Arango o del Ronzi e Singer e immaginavo che questi luoghi di memoria non potessero che essere immortali.

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Questo è forse il mio più grande rimpianto quando mi trovo a Roma. Oggi, quando nel migliore dei casi, vedo i loro nomi scritti su una facciata cieca, rimpiango di aver risparmiato una banalità senza entrare a prendere almeno un affogato al caffè, ogni tanto. In realtà, è rimasto il Caffè Greco. Ma perfino nel posto in cui ho passato così tanti pomeriggi, sognando a occhi aperti, la quiete è scomparsa nel momento in cui l’indirizzo è apparso in tutte le versioni del mondo della Guide du routard.

Mi è rimasto un “singolo luogo personale di memoria”, il “34”.

Nel 1968, visto che non ero più di uno studente squattrinato, ho deciso di “rompere il salvadanaio” ed entrare almeno una volta in un buon ristorante. Perché ho scelto il “Ristorante 34” in Via Mario dei Fiori n. 34? Non me lo ricordo più!

Ma questo è il ristorante in cui ho scoperto il „Montplan” (reinterpretazione italiana del „Mont Blanc”), un dolce con crema di castagne e Chantilly. E ho appuntato sul menù del ristorante „dolce al cioccolato”, per ricordarlo in futuro.

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Sono tornato al “34” dopo 48 anni! Esisteva ancora e aveva lo stesso nome. Il che è piuttosto raro in quest’ambiento. Purtroppo, il pasticcere, che nel frattempo è stato sostituito innumerevoli volte, non ha più sulla lista il “mio” dolce al cioccolato. Ma ho potuto consolarmi con dell’ottima pasta ai frutti di mare, come ne ho mangiata di rado altrove.

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Ho terminato la mia serata al „Hassler – Villa Medicis”, bevendo un bicchiere di vino in compagnia di una coppia incontrata al “34”, con un’età poco maggiore della mia, quando avevo iniziato a frequentare questi posti. Ho consigliato loro di non ripetere i miei errori, passando accanto a luoghi di memoria la cui esistenza potrebbe essere più breve della loro!

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Adrian Irvin ROZEI

Roma, novembre 2016

Il mio cuore non è rosso…

Boulogne, 25 aprile 2020

 

Lui è giallo! Come la bandiera gialla dei miei vent’anni.

E il mese di luglio è già arrivato …

Luglio, stamane al mio risveglio non ci speravo più.
Luglio credevo ad un abbaglio e invece ci sei tu…
Luglio ha ritrovato il sole
non ho più freddo al cuore
perché tu sei con me.

Perché … tu sei con me!

In segno di solidarietà con i miei amici italiani!

 

                                      Adrian Irvin ROZEI

                                    Boulogne, aprile 2020

AUDIO “Giovani voci a Bucarest”

Il 23 maggio, l’Associazione degli Italiani in Romania – RO.AS.IT, in partenariato con la Biblioteca Centrale Universitaria di Bucarest “Carlo I”, ha organizzato a Bucarest l’evento “Giovani voci in recital”.

Foto: gli studenti e i laureati dell’Università Nazionale di Musica di Bucarest, protagonisti dell’evento “Giovani voci in recital” organizzato dalla RO.AS.IT a Bucarest

Il 23 maggio, l’Associazione degli Italiani in Romania – RO.AS.IT, in partenariato con la Biblioteca Centrale Universitaria di Bucarest “Carlo I”, ha organizzato un recital lirico, i cui protagonisti sono stati studenti e laureati dell’Università Nazionale di Musica di Bucarest. L’evento “Giovani voci in recital” ha portato davanti al pubblico giovani artisti di talento preparati dalla professoressa Bianca Luigia Manoleanu, membro di spicco della comunità italiana in Romania. Secondo la presidente della RO.AS.IT., Ioana Grosaru, il recital fa parte delle iniziative dell’associazione atte a diffondere i valori artistici italiani e a sostenere e promuovere gli artisti appartenenti alla minoranza italiana in Romania e i giovani talenti in generale, nonchè a creare punti di contatto tra le due culture, romena e italiana.

“Un recital del genere, con numerose arie di compositori italiani in programma, è un esempio perfetto di promozione del dialogo interculturale tramite la musica. L’evento si è rivolto alla comunità italiana di Bucarest, ma anche al grande pubblico, nell’idea che la sensibilizzazione di un pubblico quanto più ampio agli eventi culturali organizzati dalla RO.AS.IT. costituisca un beneficio per l’intera società e soprattutto per l’Associazione”, ha detto Ioana Grosaru a RRI. Continue reading

Un siciliano a Bucarest

Questo testo è stato pubblicato, in  lingua romena, sulla rivista “Siamo di nuovo insieme” nel numero 81 – 82, di luglio-ottobre 2018 

Bucarest, 02/06/2018

Negli ultimi anni, ogni volta che arrivo a Bucarest, soggiorno nel quartiere in cui sono cresciuto.

Lì, ho scoperto un albergo aperto di recente, all’interno di un edificio costruito nel 1900, nello stile dell’epoca. L’albergo, gestito da alcuni italiani, ha anche un ristorante con menù specifico latino. Così, succede che buona parte della clientela provenga dal paese di Dante.

Nel mese di maggio di quest’anno, nella hall dell’albergo, ho notato un personaggio pittoresco: di bassa statura, muscoloso, abbronzato, tutto il tempo in giro in canottiera, con i capelli bianchi e gli occhiali da sole. Piuttosto agitato, cercava di spiegarsi in italiano con l’addetta alla reception dell’albergo, che non capiva sempre cosa l’uomo volesse. Sono intervenuto per aiutarlo e ho scoperto che… voleva comprare una chitarra!

Gli ho spiegato come raggiungere un negozio specializzato in articoli del genere e poi… sono andato per la mia strada.

Il giorno dopo, l’italiano era di nuovo alla reception dell’albergo. Poiché avevo del tempo libero, gli ho chiesto se avesse risolto il problema. Così ho conosciuto Eligio!

Lui aveva comprato davvero una chitarra ma ora aveva bisogno di altri accessori musicali. Piuttosto stupito nello scoprire le sue preoccupazioni, ho iniziato a fargli… qualche domanda supplementare! Così, ho scoperto che Eligio Faldini è un “cantautore” siciliano, che accompagna i suoi testi con la chitarra e che vive non lontano da Palermo, in una piccola città chiamata Marineo. Continue reading

‘Le sort sourit aux audacieux’… al Palazzo Biscari!

Pagine di diario

Catania, 15/10/2015

 

In questo viaggio, la fortuna m’ha seguito passo a passo!

Forse che, prima ancora che cercassi di blandirla, i ripetuti sforzi per forzarle la mano, l’abbiano impressionata e mi abbia aiutato piu’ di quanto meritassi! 

Ho letto nella „Guide du routard” che a Catania si trova Palazzo Biscari, il piu’ bel palazzo civile della citta’…. un gioiello del secolo XVIII… con una magnifica scala riccamente decorata, con rampe bilaterali ad angolo retto, in puro stile Rococo’… E che in piu’: Ruggero Moncada, il proprietario, discendente della grande famiglia che ha costruito il palazzo, nutre una vera passione per questo luogo e illustra lui stesso le visite che durano tra 20 minuti e un’ora, in funzione dell’interesse che dimostri e dal suo desiderio di farti scoprire questo gioiello. D’altra parte la guida specifica: Visite su appuntamento per gli appassionati di bei posti e per gli amanti dell’arte. 

Siccome non ho tempo per prendere un appuntamento, posso cercare di andare direttamente… Chi lo sa? 

Effettivamente, la porta del palazzo era aperta, all’interno si agitavano vari tipi di lavoratori, entravano ed uscivano camion, si vedevano fotografi in azione… e quando mi son voluto avvicinare, il portinaio mi mostra un cartello su cui scriveva che il palazzo era chiuso per 4 giorni. E sulla famosa scala Rococo’ c’erano fissate bandiere col nome di una banca di Milano. Continue reading

La Principessa senza impero

Tra le migliaia di turisti che calcano in tutta fretta la Citta’ dei Dogi ogni anno, pochi sono coloro che deviano dal percorso principale che porta a Rialto e a San Marco, per una visita al quartiere chiamato “Del Milion”. 

 Inotre, se gli chiedessi da dove venga questo nome, ben pochi si ricorderanno del titolo del libro dettato da Marco Polo quando si trovava nel carcere genovese, libro in cui raccontava le avventure passate dal celebre viaggiatore nell’Impero Celeste di Kubilai Han. 

Vero e’ che son passati ormai piu’ di sette secoli da queste avventure, pero’ il ricordo di Marco Polo e delle meraviglie che ha vissuto e’ rimasto ancora vivo nella memoria dei veneziani. Per questo il quartiere in cui Marco Polo e la sua famiglia sono vissuti porta ancora oggi il titolo del suo libro. 

 Quando si arriva in questo quartiere, se chiedi a un qualunque abitante locale, ti fara’ vedere, dopo che hai attraversato il portico che da’ sul Ponte del Teatro, la targa messa su una delle case vicine che indica il posto dove, tempo fa, abitava la famiglia di Marco Polo. 

Se hai tempo bastante per parlarne, puo’ essere che un veneziano autentico ti racconti una storia misteriosa che, benche’ mai trascritta in atti ufficiali, si trasmette di generazione in generazione da sette secoli. E’ la triste e sconvolgente storia della “principessa senza impero”.  Continue reading

Torna a Surriento*… o all’ Excelsior Vittoria?

Pagine di diario, … italiano

„Qui dove il mare luccica
E tira forte il vento
Sulla vecchia terrazza
Davanti al golfo di Surriento…” **

Nel 1986, quando il medico/ginecologo ci ha detto che Sabine, la mia moglie, aspettava „un heureux événement”, siamo stati tutti e due felicissimi! Soltanto che Michel, il mio miglior amico, mi disse: „T’en as pris pour 40 ans!” Lui sapeve cosa diceva: aveva gia’ tre figli!

Allora ho deciso che questo evento doveva essere festeggiato … come di deve. Cosicche’ sono seguiti i weekend a Deauville, a Normandy (excusez-moi du peu!), un altro a Bagnoles-de-l’Orne, una settimana a Marbella… Pero’ la vacanza piu’ indimenticabile e’ stata quella sulla costa amalfitana, vicino a Napoli, a novembre.

Difatti un’offerta molto attraente ci ha permesso di trascorrere una settimana in un albergo di lusso a Sorrento, sulla falesia che domina il Golfo di Napoli. Non era proprio all’Excelsior Vittoria, classificato 5* Lusso, ma l’Hotel Bristol che ha una vista ugualmente magnifica, e in piu’ dal balcone della camera vedevo … l’Hotel Excelsior!

Certamente oltre alle classiche escursioni (Pompei, Ercolano, Positano, Amalfi etc.), ho trascorso una mezza giornata all’Hotel Excelsior. Continue reading

La forza di Milano

Pagina di diario

Ho avuto la grande opportunita’ di viaggiare, negli ultimi sei mesi, in ben piu’ di dieci paesi, territori, regioni… sull’intero mappamondo.

Dal punto di vista delle opere architettoniche contemporanee non si puo’ dire che la zona dei Caraibi (Santo Domingo, San Martino, Antille francesi o l’Isola Margherita) mi abbiano detto molto! Forse solo l’edificio del nuovo Museo della Storia dello Schiavismo in Guadalupe mi ha dato almeno l’occasione di constatare quanto siano lontani, nelle nostre nazioni, le concezioni architettoniche dominanti e le tradizioni locali.

Ma non posso dire lo stesso delle realizzazioni in corso di rifinitura o quelle inaugurate di recente nel Golfo Arabo! Basta aver visitato l’Opera di Mascat, l’Isola dei musei di Abu Dhabi, i centri commerciali o qualche albergo da poco inaugurato a Dubai (« Four Seasons » o « Mercato »), il progetto dell’Opera o le stazione del metro’… per poter capire quale vera ossessione nell’abbinare elementi tradizionali con forme architettoniche piu’ avanzate, domini la concezione dell’architettura di queste zone. Sicuramente e’ bene usare il « bon ton » per affermare che, quando ci sono i soldi, nulla e’ difficile! Ho anche visto numerosissime costruzioni, soprattutto in Europa occidentale, ma anche alcune in Cina o sul continente americano, che sono costate cosi’ tanto e che mostrano sistematicamente di non seguire alcun piano funzionale d’insieme, e con una anche minore ricerca nel legame con le tradizioni nazionali, seppur per lo meno a livello dei motivi geometrici.

Cio’ che mi ha sorpreso nei paesi del Golfo, e’ che tutti questi progetti sono stati realizzati da architetti occidentali, quelli che, sotto i nostri cieli, propongono soluzioni architettoniche senza alcuna fantasia, senza alcuna magia, e perche’ no, nel migliore dei casi, copie di progetti gia’ realizzati, visti e rivisti nei loro vecchi edifici. Continue reading

Roma nun fa’ la stupida stasera*

 Fogli di diario

 « Maman pourquoi tu ne m’as pas fait naître ὰ Rooome!!!??? » (Un internauta)

Il primo giorno dopo il ritorno a Roma e’ sempre un momento difficile!

In circa quindici anni di visite ripetute si sono adunati cosi’ tanti ricordi, cosi’ tante esperienze che, una volta tornato sul posto, essi tornano in superficie con una chiarezza… che sembra siano successi ieri.

Questa volta ho deciso di trascorrere la mia prima serata in Via Veneto.

E’ certo che, nel 1968, quando sono arrivato per la prima volta a Roma, dopo soltanto 11 mesi dalla mia partenza dalla Romania come studente con pochi mezzi, ho potuto vedere soltanto le facciate degli alberghi, ristoranti e bar dove, per lo meno fino a una decina d’anni fa, splendeva un’epoca di gloria rimasta nella storia culturale di Roma sotto il nome di “La Dolce Vita”.

Ebbene, piu’ tardi, dopo altri 10 o 15 anni, con ben altre possibilita’, ho potuto soggiornare, e addirittura trascorrere qualche giorno attorno al Capodanno, in uno dei grandi alberghi di Via Veneto.

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Incantato da Milano, in compagnia di Aristide Leporani (II)

Lepo Corso Bs As 001_resizeSono passati circa 30 anni dalla mia ultima visita a Milano, quando, nel novembre del 2009, ho deciso di partire per qualche giorno di vacanza in Lombardia. Volevo visitare le cittadine storiche della regione: Bergamo, Cremona, Lodi, Como… la cui porta d’ingresso era, si capisce, Milano, la capitale regionale.

Ho scelto da una guida, un po’ a caso, uno tra le decine di alberghi di Milano, non lontano dal centro ne’ dalla stazione, nei pressi di “Porta Venezia”, in Corso Buenos Aires, e … sono partito.

Dopo aver lasciato il mio bagaglio in hotel, sono uscito in strada, alla ricerca di un ristorante. Poi, alzando lo sguardo per scoprire dove mi trovassi, ho scoperto che ero … in “via Spallanzani”! Hotel “La Fenice”, l’indirizzo ufficiale in Corso Buenos Aires, e’ in realta’ la prima casa di via Spallanzani. Il fato volle che, tra i numerosi hotel di Milano, ne scegliessi uno che si trova proprio sulla strada dove ho vissuto quasi 40 anni fa! Ho pensato allora che non proprio fosse un caso e ho iniziato a riscoprire la zona e … i miei ricordi di quel tempo.

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