La Principessa senza impero

Tra le migliaia di turisti che calcano in tutta fretta la Citta’ dei Dogi ogni anno, pochi sono coloro che deviano dal percorso principale che porta a Rialto e a San Marco, per una visita al quartiere chiamato “Del Milion”. 

 Inotre, se gli chiedessi da dove venga questo nome, ben pochi si ricorderanno del titolo del libro dettato da Marco Polo quando si trovava nel carcere genovese, libro in cui raccontava le avventure passate dal celebre viaggiatore nell’Impero Celeste di Kubilai Han. 

Vero e’ che son passati ormai piu’ di sette secoli da queste avventure, pero’ il ricordo di Marco Polo e delle meraviglie che ha vissuto e’ rimasto ancora vivo nella memoria dei veneziani. Per questo il quartiere in cui Marco Polo e la sua famiglia sono vissuti porta ancora oggi il titolo del suo libro. 

 Quando si arriva in questo quartiere, se chiedi a un qualunque abitante locale, ti fara’ vedere, dopo che hai attraversato il portico che da’ sul Ponte del Teatro, la targa messa su una delle case vicine che indica il posto dove, tempo fa, abitava la famiglia di Marco Polo. 

Se hai tempo bastante per parlarne, puo’ essere che un veneziano autentico ti racconti una storia misteriosa che, benche’ mai trascritta in atti ufficiali, si trasmette di generazione in generazione da sette secoli. E’ la triste e sconvolgente storia della “principessa senza impero”.  Continue reading

Torna a Surriento*… o all’ Excelsior Vittoria?

Pagine di diario, … italiano

„Qui dove il mare luccica
E tira forte il vento
Sulla vecchia terrazza
Davanti al golfo di Surriento…” **

Nel 1986, quando il medico/ginecologo ci ha detto che Sabine, la mia moglie, aspettava „un heureux événement”, siamo stati tutti e due felicissimi! Soltanto che Michel, il mio miglior amico, mi disse: „T’en as pris pour 40 ans!” Lui sapeve cosa diceva: aveva gia’ tre figli!

Allora ho deciso che questo evento doveva essere festeggiato … come di deve. Cosicche’ sono seguiti i weekend a Deauville, a Normandy (excusez-moi du peu!), un altro a Bagnoles-de-l’Orne, una settimana a Marbella… Pero’ la vacanza piu’ indimenticabile e’ stata quella sulla costa amalfitana, vicino a Napoli, a novembre.

Difatti un’offerta molto attraente ci ha permesso di trascorrere una settimana in un albergo di lusso a Sorrento, sulla falesia che domina il Golfo di Napoli. Non era proprio all’Excelsior Vittoria, classificato 5* Lusso, ma l’Hotel Bristol che ha una vista ugualmente magnifica, e in piu’ dal balcone della camera vedevo … l’Hotel Excelsior!

Certamente oltre alle classiche escursioni (Pompei, Ercolano, Positano, Amalfi etc.), ho trascorso una mezza giornata all’Hotel Excelsior. Continue reading

La forza di Milano

Pagina di diario

Ho avuto la grande opportunita’ di viaggiare, negli ultimi sei mesi, in ben piu’ di dieci paesi, territori, regioni… sull’intero mappamondo.

Dal punto di vista delle opere architettoniche contemporanee non si puo’ dire che la zona dei Caraibi (Santo Domingo, San Martino, Antille francesi o l’Isola Margherita) mi abbiano detto molto! Forse solo l’edificio del nuovo Museo della Storia dello Schiavismo in Guadalupe mi ha dato almeno l’occasione di constatare quanto siano lontani, nelle nostre nazioni, le concezioni architettoniche dominanti e le tradizioni locali.

Ma non posso dire lo stesso delle realizzazioni in corso di rifinitura o quelle inaugurate di recente nel Golfo Arabo! Basta aver visitato l’Opera di Mascat, l’Isola dei musei di Abu Dhabi, i centri commerciali o qualche albergo da poco inaugurato a Dubai (« Four Seasons » o « Mercato »), il progetto dell’Opera o le stazione del metro’… per poter capire quale vera ossessione nell’abbinare elementi tradizionali con forme architettoniche piu’ avanzate, domini la concezione dell’architettura di queste zone. Sicuramente e’ bene usare il « bon ton » per affermare che, quando ci sono i soldi, nulla e’ difficile! Ho anche visto numerosissime costruzioni, soprattutto in Europa occidentale, ma anche alcune in Cina o sul continente americano, che sono costate cosi’ tanto e che mostrano sistematicamente di non seguire alcun piano funzionale d’insieme, e con una anche minore ricerca nel legame con le tradizioni nazionali, seppur per lo meno a livello dei motivi geometrici.

Cio’ che mi ha sorpreso nei paesi del Golfo, e’ che tutti questi progetti sono stati realizzati da architetti occidentali, quelli che, sotto i nostri cieli, propongono soluzioni architettoniche senza alcuna fantasia, senza alcuna magia, e perche’ no, nel migliore dei casi, copie di progetti gia’ realizzati, visti e rivisti nei loro vecchi edifici. Continue reading

Roma nun fa’ la stupida stasera*

 Fogli di diario

 « Maman pourquoi tu ne m’as pas fait naître ὰ Rooome!!!??? » (Un internauta)

Il primo giorno dopo il ritorno a Roma e’ sempre un momento difficile!

In circa quindici anni di visite ripetute si sono adunati cosi’ tanti ricordi, cosi’ tante esperienze che, una volta tornato sul posto, essi tornano in superficie con una chiarezza… che sembra siano successi ieri.

Questa volta ho deciso di trascorrere la mia prima serata in Via Veneto.

E’ certo che, nel 1968, quando sono arrivato per la prima volta a Roma, dopo soltanto 11 mesi dalla mia partenza dalla Romania come studente con pochi mezzi, ho potuto vedere soltanto le facciate degli alberghi, ristoranti e bar dove, per lo meno fino a una decina d’anni fa, splendeva un’epoca di gloria rimasta nella storia culturale di Roma sotto il nome di “La Dolce Vita”.

Ebbene, piu’ tardi, dopo altri 10 o 15 anni, con ben altre possibilita’, ho potuto soggiornare, e addirittura trascorrere qualche giorno attorno al Capodanno, in uno dei grandi alberghi di Via Veneto.

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Incantato da Milano, in compagnia di Aristide Leporani (II)

Lepo Corso Bs As 001_resizeSono passati circa 30 anni dalla mia ultima visita a Milano, quando, nel novembre del 2009, ho deciso di partire per qualche giorno di vacanza in Lombardia. Volevo visitare le cittadine storiche della regione: Bergamo, Cremona, Lodi, Como… la cui porta d’ingresso era, si capisce, Milano, la capitale regionale.

Ho scelto da una guida, un po’ a caso, uno tra le decine di alberghi di Milano, non lontano dal centro ne’ dalla stazione, nei pressi di “Porta Venezia”, in Corso Buenos Aires, e … sono partito.

Dopo aver lasciato il mio bagaglio in hotel, sono uscito in strada, alla ricerca di un ristorante. Poi, alzando lo sguardo per scoprire dove mi trovassi, ho scoperto che ero … in “via Spallanzani”! Hotel “La Fenice”, l’indirizzo ufficiale in Corso Buenos Aires, e’ in realta’ la prima casa di via Spallanzani. Il fato volle che, tra i numerosi hotel di Milano, ne scegliessi uno che si trova proprio sulla strada dove ho vissuto quasi 40 anni fa! Ho pensato allora che non proprio fosse un caso e ho iniziato a riscoprire la zona e … i miei ricordi di quel tempo.

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Incantato da Milano, in compagnia di Aristide Leporani (I)

Ho conosciuto Aristide Leporani (attore e stimato regista alla RAI negli anni ’60 – n. red.) sulla spiaggia di Mamaia, un lontana estate, per un caso del quale vi raccontero’ la prossima volta.

Ho trascorso una buona settimana, attorniato dai miei colleghi, ascoltando le storie appassionate raccontate da Aristide Leporani. Parlava di arte italiana, delle bellezze della sua terra, del mondo teatrale e cinematografico, delle vedette che conosceva, dei viaggi che aveva fatto…

Per noi, chiusi nell’oscura gabbia del comunismo, di cui sognavamo di attraversare le sbarre, le sue descrizioni erano un vero “vento di liberta’ “.

Alla fine delle vacanze, Aristide Leporani mi ha regalato una camicia “Lacoste”, una rarita’ per allora in Romania, e mi ha dato il suo indirizzo a Milano, dicendo che ci potevamo rivedere la’. Che bel sogno!

* * *

Sono passati cinque anni.

Nel frattempo sono riuscito a lasciare, assieme ai miei genitori, la Romania di Ceausescu. Ci siamo stabiliti in Francia, dove ho finito gli studi universitari.

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How I became a New Yorker…

Some 40 years ago, when I came for the first time to New York, I was a tourist.

A tourist is a person who visits a place, asks about the way of life, the history, the customs, the culinary specialties, the local music and dancing and many other things about the country he visits. When he finished the trip, he returns home… and forgets everything he learned until the next year, when he starts again in another country, with other people and so on.

At the time I visited New York for the first time, it was summertime.

Means that the temperature was high, the humidity was high, the irritability was high. I had the feeling that everybody who walked in the street next to me was ready to take a knife from his pocket, that he had prepared long time before, and would try to kill me! Why me? Maybe because they could see that I am not a New Yorker.

Probably the psychosis was the result of too many articles and books I had read about the violence in New York City. But it is sure that the climate in summertime pushed me to get such strange feelings.

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„Un caffè nella storia”

Il mio posto preferito a Venezia e il celebre „Caffè Florian”. Non potrei dimenticarlo per niente al mondo, perché mio figlio si chiama Florian. Semplice coincidenza! Davvero?

Ogni volta che vado a Venezia, la prima sera, appena arrivo, vado in Piazza San Marco, mi siedo ad uno dei tavolini tondi in marmo sotto il colonnato delle „Procuratie Nuove”, che data dal secolo XVII e, dopo aver ordinato l’invariabile „affogato al caffé” (un gelato alla vaniglia che galleggia nel caffé conte nuto nel bicchiere a fusto alto) ascolto la musica dell’orchestra che esegue musica classica italiana e guardo la piazza o, attraverso la porta aperta, guardo l’interno del Caffé.

Nella piazza ci sono gruppi chiassosi di turisti con vestiti e scarpe non adatti, alcuni con borse da viaggio a spalla, alcuni in blue-jeans, alcune ragazze con l’ombelico scoperto e con „ganci” alle orecchie o al naso. Come direbbero gli italiani: „vestiti variopinti”.

Dalla vetrata opaca del caffé, seduti sulle panchine di velluto rosso, lungo le pareti coperte con specchi o pitture sotto il vetro „au chinois” che piacevano tanto agli scrittori francesi dell’inizio del secolo XX, come Henri de Regnier, mi sembra di vedere delle signore in crinolina e dei signori in redingote con jabot, con le facce nascoste dietro a delle maschere di carnevale, mentre ridono, si divertono e dicono delle barzellette. „Delle chiacchere”, come le chiamano gli italiani!

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